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Gregorio III, patriarca dei cattolici siriani: “I terroristi islamici sono peggio delle armi chimiche” 04/09/2013 13:24:45 di Enrique Serbeto Gregorio III, patriarca dei cattolici siriani: “I terroristi islamici sono peggio delle armi chimiche” (www.abc.es) - Pochi mesi fa, Sua Beatitudine Gregorio III, Patriarca della Chiesa greco- melchita e presidente dell'Assemblea della gerarchia cattolica in Siria, ha visitato il Parlamento Europeo, quando l'Ue stava decidendo se dare armi all'opposizione, pregando i responsabili europei di non sostenere chi sta dalla parte della violenza. Poi ha detto agli eurodeputati che “armare i ribelli è suicida, perché nessuno può vincere questa guerra”. Ora che incombe sopra il Paese un possibile intervento americano, ha accettato di rispondere a queste domande per iscritto. Il presidente Obama ritiene che sia necessario intervenire in Siria. “La tragica situazione in Siria prova che bisogna dare la priorità a una soluzione diplomatica al più presto. E' legittimo occuparsi di cercare la responsabilità di uno o dell'altro per i massacri o l'uso di armi chimiche, ma questo deve essere fatto dopo. Quindi voglio aggiungere la mia voce a tutte le chiese e le organizzazioni cristiane in Medio Oriente, così come quello di Sua Santità Papa Francesco, per esprimere il nostro rifiuto di ogni attacco o un intervento straniero in Siria”. Non crede che potrebbe aiutare a porre fine alla guerra? “La nostra più ferma convinzione è che non è possibile la vittoria, né con la forza né con la violenza. La violenza genera solo altra violenza. Le armi portano più armi. Le parti in conflitto continueranno a combattere fino a quando si raggiungerà il più amaro dei risultati. Ci sono troppe armi qui”. Come si spiega l'uso di armi chimiche? “Mi sono chiesto come sia stato possibile andare oltre la 'linea rossa' del pericolo di usare armi chimiche. La risposta è che gli Stati di Oriente e Occidente hanno continuato a inviare armi, denaro, soldati, membri dei servizi segreti, banditi criminali, fondamentalisti salafiti, che sono caduti in Siria come un'inondazione distruttiva. Tutto questo è molto più pericoloso di armi chimiche, che anche noi , ovviamente, rifiutiamo assolutamente e in ogni caso”. C'è un'altra opzione ? “Aver scelto la guerra ha ucciso 100.000 persone e la fuga di otto milioni di euro, un trauma terribile per due milioni di bambini, la rovina della scuola, dell'università e del futuro di milioni di studenti, la distruzione di migliaia di case, in aggiunta alla distruzione delle infrastrutture, il caos e l'aggravamento del conflitto etnico tra i figli dello stesso Paese, a volte i membri della stessa famiglia”. Cosa si può fare? “Spero che la comunità internazionale possa organizzare una campagna globale per forzare seriamente la celebrazione della riunione di "Ginevra 2" . Contrariamente alle chiamate alle armi e gli interventi militari, desideriamo vedere in tutto il mondo una predisposizione al dialogo, la riconciliazione basata sulla solidarietà umana e finalmente la pace”. (Traduzione dallo spagnolo di Francesco Maria D'Aquino) http://www.abc.es/internacional/20130902/abci-gregorio-salfistas-malos-201309012129.html#.UiT9d6VOLa0.twitter
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I ribelli ammettono: le armi chimiche le abbiamo usate noi 04/09/2013 21:26:42 di Angelo Iervolino I ribelli ammettono: le armi chimiche le abbiamo usate noi I ribelli siriani del sobborgo di Ghouta aDamasco, collegati ai jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), hanno ammesso al corrispondente Dale Gavlak che lavora anche perAssociated Press che sono loro i responsabili per l’incidente con armi chimiche della scorsa settimana, che le potenze occidentali hanno attribuito alle forze Siriane di Bashar al-Assad, rivelando che le vittime sono state il risultato di un incidente causato dai ribelli che non sapevano usare le armi chimiche fornite loro dalla Arabia Saudita. Dalle numerose interviste con medici, residenti a Ghouta, combattenti ribelli e le loro famiglie, molti credono che alcuni ribelli hanno ricevuto armi chimiche tramite il capo dell’intelligence saudita, il principe Bandar bin Sultan, e sono stati responsabili per l’esecuzione dell’attacco gas (mortale), scrive Gavlak. I ribelli hanno detto a Gavlak che essi non sono stati adeguatamente addestrati su come gestire le armi chimiche persino non sapevano cosa fosse stato loro consegnato. Sembra che le armi inizialmente dovevano essere consegnate adAl Qaeda mediante la propaggine di Jabhat al-Nusra. “Eravamo molto curiosi di queste armi, e purtroppo, alcuni dei combattenti hanno gestito le armi in modo improprio e si è scatenata un’esplosioni per errore.” riferisce un militante di nome ‘J’ , sempre secondo il giornalista Gavlak. Le sue affermazioni sono condivise da un altro combattente donna di nome ‘K’, che ha detto a Gavlak, “Loro non ci ha detto quello che queste armi erano o come usarle. Non sapevamo che erano armi chimiche. Non avremmo mai immaginato che erano armi chimiche.” Abu Abdel-Moneim, il padre di un ribelli, ha anche detto a Gavlak, “Mio figlio è venuto da me due settimane fa per chiedere che cosa pensassi delle armi che gli erano state consegnate per portarle ad altri combattenti”, descrivendoli come un’arma con ”tubo-come struttura “, mentre altri erano come una “bottiglia di gas enorme”. Il padre chiama il militante saudita che ha fornito le armi come Abu Ayesha. Secondo Abdel-Moneim, le armi sono esplose all’interno di un tunnel, uccidendo 12 ribelli. “Più di una dozzina di ribelli intervistati hanno riferito che i loro stipendi venivano dal governo saudita”, scrive Gavlak. Se confermate, queste informazioni potrebbero fermare completamente la corsa degli Stati Uniti d’America verso un attacco diretto alla Siria che è stata fondata sulla giustificazione che Assad era dietro l’attacco di armi chimiche. La credibilità di Dale Gavlak è molto impressionante. E’ stato corrispondente dal Medio Oriente per l’Associated Press per due decenni e ha lavorato anche per la National Public Radio (NPR) e ha scritto anche articoli per la BBC News. Il sito sul quale è apparsa la notizia originariamente è il MintPress News: http://www.mintpressnews.com/witnesses-of-gas-attack-say-saudis-supplied-rebels-with-chemical-weapons/168135/ Quindi la notizia sembra veritiera, visto che i media turchi hanno annunciato che le forze di sicurezza turche durante una perquisizione in casa di militanti jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), hanno trovato una bombola da 2 kg con gas sarin, che stava per essere utilizzato per una bomba, il gruppo di terroristi di al-Qaeda arrestati fanno parte dello stesso gruppo che Gavlak cita nella sua intervista, ossia i jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), quindi il collegamento è evidente. Le forze speciali turche anti-terrorismo hanno arrestato 12 sospetti membri di Jabhat al-Nusra, il gruppo affiliato di al-Qaeda, che è stato soprannominato “il braccio più aggressivo dei ribelli siriani”. Il gruppo è stato designato un’organizzazione terrorista dagli Stati Uniti d’America nel dicembre 2012. La polizia ha anche riferito che è stato trovato un deposito di armi, documenti e dati digitali che saranno controllati dalla polizia. Il gas sarin è stato trovato nelle case dei sospetti islamisti siriani nelle province meridionali di Adana e Mersia a seguito di una ricerca da parte della polizia turca e presumibilmente sarebbe stato utilizzato per effettuare un attentato nella città di Adana, nella Turchia meridionale. Ora Erdogan ancora sarà deciso ad attaccare la Siria? (traduzione inglese-italiano google) http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/1104 Fonti: http://www.infowars.com/rebels-admit-responsibility-for-chemical-weapons-attack/ http://www.imolaoggi.it/2013/08/30/turchia-polizia-trova-gas-sarin-in-casa-di-ribelli-siriani/
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Siria, ribelli: «Abbiamo fatto esplodere noi per sbaglio le armi chimiche». Il reportage che nessuno cita 04/09/2013 21:38:01 di www.tempi.it / Siria, ribelli: «Abbiamo fatto esplodere noi per sbaglio le armi chimiche». Il reportage che nessuno cita In Siria, a Ghouta, sono esplose armi chimiche ma secondo ribelli locali non è stato il dittatore Bashar al-Assad ad utilizzarle ma i ribelli stessi, per errore. La notizia è contenuta in un reportage pubblicato lo scorso 29 agosto su Mint Press News, che non è stato ripreso dai quotidiani italiani, firmato da Dale Gavlak (che dalla Giordania collabora da anni con Associated Press) e Yahya Ababneh, che ha condotto interviste e ricerche sul campo in Siria. Interviste che hanno dell’incredibile (e suscitano qualche sospetto) dal momento che le dichiarazioni dei ribelli contenute vanno contro il loro stesso interesse, scagionando di fatto Assad. «UN QUADRO MOLTO DIVERSO». «Da numerose interviste con dottori, residenti di Ghouta, ribelli e le loro famiglie, emerge un quadro molto diverso» rispetto a quello prospettato da Barack Obama, Regno Unito e Francia, secondo cui Assad avrebbe ucciso con un attacco a base di armi chimiche il 21 agosto tra le 355 e le 1700 persone a Ghouta, un sobborgo della capitale Damasco. Il reportage cita l’intervista a Abu Abdel-Moneim, padre di un combattente ribelle: «Mio figlio è venuto da me due settimane fa chiedendomi se sapevo che armi fossero quelle che gli avevano chiesto di trasportare», armi«con una struttura a forma di tubo» e altre simili a «grandi bombole di gas». ARMI CHIMICHE USATE DAI RIBELLI. Abdel-Moneim rivela che suo figlio insieme ad altri 12 ribelli è morto per i gas chimici in un tunnel dove erano soliti stoccare le armi che un militante dell’Arabia Saudita, che guida una fazione ribelle, portava da Riyad. Un’altra combattente ribelle, soprannominata solo “K” per non farsi identificare, afferma: «[I sauditi] non ci avevano detto che cos’erano queste armi o come usarle. Non sapevamo fossero armi chimiche, non potevamo neanche immaginarlo». Secondo un altro ribelle di Ghouta, “J”, «queste armi hanno subito destato la nostra curiosità. Sfortunatamente, alcuni dei combattenti le hanno maneggiate con leggerezza e le hanno fatte esplodere». RUOLO DELL’ARABIA SAUDITA. Secondo i reporter, dunque, delle armi chimiche sono effettivamente esplose in Siria ma non per mano del regime di Assad, bensì per mano dei ribelli, che le hanno ottenute dall’Arabia Saudita. «Oltre una dozzina di ribelli intervistati ci ha detto di essere stipendiato dal governo saudita», continua l’articolo. «CHI HA USATO LE ARMI?». Dopo una disamina attenta del coinvolgimento a fianco dei ribelli dell’Arabia Saudita nel conflitto siriano, l’articolo riprende, condividendola, anche una considerazione di Peter Oborne per il Daily Telegraph: «Gli unici che hanno tratto benefici dalle atrocità sono stati i ribelli, che stavano perdendo la guerra e che ora hanno l’America e la Gran Bretagna pronte a intervenire al loro fianco. Mentre sembrano esserci pochi dubbi che le armi chimiche siano state usate, non è ancora certo chi le abbia usate. È importante ricordare che Assad è già stato accusato in precedenza di aver usato gas velenoso contro i civili. Ma allora, Carla del Ponte, commissario delle Nazioni Unite in Siria, ha concluso che i ribelli, non Assad, erano probabilmente responsabili». http://www.tempi.it/siria-ribelli-armi-chimiche-ghouta-reportage#.UieL7za-2Cd
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Philip Giraldi, ex agente della Cia: la strage di civili siriani con armi chimiche è opera dei ribelli islamici 04/09/2013 21:44:07 di www.ilsussidiario.net/ / Philip Giraldi, ex agente della Cia: la strage di civili siriani con armi chimiche è opera dei ribelli islamici “La strage di civili siriani con le armi chimiche non è stata perpetrata da Assad ma dai ribelli, con lo scopo di provocare un intervento militare da parte di Stati Uniti e Francia”. E’ la denuncia di Philip Giraldi, un ex agente segreto ed esperto di terrorismo della CIA. Dopo avere rassegnato le dimissioni dall’intelligence Usa, Giraldi è diventato direttore esecutivo del think tank Council for the National Interest e ha smascherato le bugie della Casa Bianca sul presunto utilizzo di uranio per fini bellici da parte di Saddam Hussein e dell’Iran. Anche in questo caso, per Giraldi l’ipotesi di un utilizzo di armi chimiche da parte di Damasco è del tutto inverosimile, ma “gli Stati Uniti accettano questa versione dei fatti perché fa loro comodo, in quanto consente loro di aumentare la pressione nei confronti di Assad. Il passo successivo sarà una serie di attacchi mirati contro le basi aeree del governo di Damasco”. Perché è così convinto del fatto che a usare le armi chimiche non sia stato Assad ma i ribelli? Il governo siriano non aveva alcuna motivazione a usare le armi chimiche, soprattutto nei confronti della popolazione civile, mentre i ribelli avevano numerose ragioni per farlo. Sono quindi convinto che i responsabili del loro utilizzo siano stati proprio i ribelli. Il governo siriano in questo momento sta vincendo la guerra e quindi non ha alcun bisogno di ricorrere ad arsenali non convenzionali. Quale interesse avrebbero invece i ribelli? I ribelli potrebbero essere mossi dall’intenzione di dimostrare al mondo che il governo siriano sta utilizzando armi di distruzione di massa, proprio con lo scopo di provocare un intervento di Stati Uniti e Francia. In questo momento del resto i ribelli sono l’unica fonte d’informazione che affermi che Assad avrebbe usato le armi chimiche, e ciò rende ancora più evidente il fatto che la notizia è falsa in quanto tale. Quale delle diverse componenti dei ribelli siriani sarebbe responsabile dell’utilizzo di armi chimiche? Difficile dirlo, anche se è probabile che si sia trattato di uno dei gruppi più radicali. E’ noto che il regime siriano dispone di arsenali di armi chimiche. Nell’ipotesi in cui a utilizzarle siano stati i ribelli, come avrebbero fatto a impossessarsene? I ribelli hanno catturato diverse basi militari e potrebbero essere riusciti a impadronirsi anche delle armi chimiche al loro interno. Ma comunque non è molto difficile produrre questo tipo di arsenali. Basta disporre di determinate sostanze chimiche e mescolarle per ricavarne le armi. Nel 1995 un gruppo terroristico giapponese chiamato Aum Shinrikyo preparò un concentrato di Sarin e lo utilizzò per attaccare la metropolitana di Tokyo. Non è quindi improbabile che gli stessi ribelli siriani abbiano prodotto autonomamente delle armi chimiche per poi utilizzarle contro i civili. Quindi lei esclude l’ipotesi che le armi chimiche provenissero da altri Paesi? Le armi chimiche potrebbero venire da qualunque parte del mondo. La Siria ha diverse frontiere aperte, e le sostanze utilizzate potrebbero arrivare dalla Giordania, dall’Iraq o dalla Turchia. Chi c’è invece dietro l’attacco di ieri contro il team dell’Onu in Siria? Anche in questo caso il governo siriano non avrebbe avuto alcun motivo per utilizzare i cecchini contro gli ispettori Onu. Damasco ha chiesto esplicitamente che le Nazioni Unite si recassero in Siria per controllare quanto stava avvenendo, in modo da chiarire una volta per tutte la questione delle armi chimiche. Il mio sospetto è quindi che a sparare siano stati i ribelli per mettere Assad in cattiva luce. Perché allora gli Stati Uniti sono così certi del fatto che a usare le armi chimiche sia stato Assad? Gli Stati Uniti accettano questa versione dei fatti perché fa loro comodo, in quanto consente loro di aumentare la pressione nei confronti di Assad. A prescindere dalla soluzione che sarà adottata da parte di Washington, Obama ha bisogno di tenere aperte tutte le opzioni. Alla fine secondo lei che cosa farà il presidente Usa? In questo momento è difficile prevederlo con esattezza. Credo però che compirà una serie di attacchi contro l’Aeronautica Militare di Assad in modo da favorire i ribelli. (Pietro Vernizzi) http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2013/8/27/SIRIA-L-ex-agente-Cia-le-bugie-sulle-armi-chimiche-servono-a-preparare-l-intervento-Usa/422048/
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Patriarca di Gerusalemme: la guerra rafforzerà i terroristi islamici di tutto il mondo 05/09/2013 10:44:53 di Maria Laura Conte e Martino Diez Patriarca di Gerusalemme: la guerra rafforzerà i terroristi islamici di tutto il mondo (www.repubblica.it) - "Stiamo andando contro corrente. È una fatica costante, ma lo richiede la ricerca della verità". Mons. Fouad Twal, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, è ad Amman per l'incontro tra i capi e i rappresentanti delle Chiese d'Oriente, convocato dal re di Giordania per riflettere sulle sfide che i cristiani arabi affrontano oggi e che sono motivo di grave preoccupazione anche per Abdullah II. "L'emergenza è correggere il discorso religioso di tanti imam che dalle moschee chiamano alla violenza contro i non musulmani. Poi occorre modificare le Costituzioni di alcuni Paesi che non riconoscono ai cristiani gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Intanto il Medio Oriente si svuota dei cristiani, che emigrano continuamente. "Noi cristiani siamo un po' viziati: al primo rischio facilmente prepariamo le valigie perché sappiamo che troveremo accoglienza nei Paesi occidentali. E certo ci incoraggia il fatto che altri cristiani siano riusciti economicamente nella diaspora. Ma io ribadisco che se questa terra del Medio Oriente ci è davvero cara, lo deve essere nel bene e nel male". L'arcivescovo palestinese partecipa in Giordania all'incontro tra capi e rappresentanti delle Chiese d'Oriente. Il fondamentalismo e la persecuzione dei cristiani, la crisi israelo-palestinese mai davvero affrontata. E i venti di guerra in Siria, con il rischio di un post-conflitto ancor più esplosivo Come vede da Gerusalemme il conflitto interno ai musulmani che dilania il Medio Oriente? "È un dolore grande. Siamo drammaticamente preoccupati per la minaccia americana di bombardare la Siria. I vescovi siriani sottolineano tutti come la persecuzione dei cristiani da parte dei ribelli sia un fatto. Ma a questo dolore se ne aggiunge per me un altro. Il focus dell'attenzione si è spostato. Non c'è più nessuno che parli dell'occupazione militare israeliana, del muro, della mancata libertà di accesso ai luoghi santi. Eppure la nostra situazione non è migliorata, semplicemente da eccezionale è diventata normale". In questi ultimi mesi il segretario di Stato americano ha cercato di avviare nuovamente i colloqui di pace. Ma su cosa si vuol fondare questo dialogo e un'eventuale intesa? "Poco tempo fa ho incontrato il re Abdullah ed era ottimista. Ritiene che se non si raggiungerà l'accordo durante questo mandato di Obama, non ci sarà mai più. Vorrei ribadire però che il dialogo non è uno scopo in se stesso, ma un mezzo per avviare una soluzione". La soluzione dei due Stati, che la Santa Sede ha sempre sostenuto, sembra divenuta impossibile a causa dei nuovi insediamenti. Alcuni perciò propongono piuttosto un unico stato. Che ne pensa? "Non direi che l'ipotesi dei due Stati sia superata. Diciamo a Israele: se volete due stati, date lo spazio per farli. Altrimenti facciamo un unico Stato democratico. Certo, con il rischio che nel giro di qualche anno il presidente sia un palestinese. Ma a me sembra che il governo israeliano preferisca gestire il conflitto più che risolverlo". La situazione in Siria può fare esplodere questa "gestione" di Israele? "Gli israeliani hanno paura di Assad, ma hanno più paura di quello che viene dopo. Sono sicuro". Per la vicina Siria, quali scenari vede? "È un'illusione pensare che il programma americano di attacchi mirati funzioni chirurgicamente. La guerra darà più forza ai mercenari jihadisti e salafiti. Quindi ripeto il mio "no alla guerra" ma sì a una soluzione politica. Nei Paesi arabi quello che fa cadere un governo non sono di solito i ribelli, ma l'esercito. Finora ci sono stati 100.000 morti, senza contare le migliaia di rifugiati, per cambiare un capo che è ancora in buona salute". Gerusalemme resta sempre il cuore della vicenda storica. "La Gerusalemme che conosco è ora una Gerusalemme che unisce tutti i credenti del mondo e al tempo stesso li divide. È una città di contraddizione. Ma la pace la vedrà forse il mio successore. Non io". http://www.repubblica.it/esteri/2013/09/04/news/intervista_twal-65896592/?ref=HRER3-1
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quì c'è l'elenco di tutti quelli che hanno aderito all'invito del PAPA.... ma i sauditi hanno detto al PAPA "fottiti!" All'appello del Papa per la Siria aderisce il Gran Mufti sunnita siriano leale ad Assad
05/09/2013 14:02:29 di www.avvenire.it .
 Un digiuno da spiegare ai bambini, un pranzo fatto di poco cibo e molte parole da condividere con i nonni: a chiederli è mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in una lettera indirizzata a tutte le famiglie per la giornata di preghiera e di digiuno.
http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/adesioni-chiese-al-digiuno-e-preghiera-pace-in-siria.aspx
http://www.magdicristianoallam.it/no-islam/all-appello-del-papa-per-la-siria-aderisce-il-gran-mufti-sunnita-siriano-leale-ad-assad.html
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Quirico e Piccinin erano prigionieri dei terroristi islamici: siamo stati torturati e abbiamo subìto due finte esecuzioni 09/09/2013 15:22:19 di Alberto Negri Quirico e Piccinin erano prigionieri dei terroristi islamici: siamo stati torturati e abbiamo subìto due finte esecuzioni (ilsole24ore.com) - Durante i cinque mesi di prigionia, Domenico Quirico è stato vittima anche di «due finte esecuzioni». A raccontarlo a "Le Soir" è Pierre Piccinin, l'insegnante 40enne autore di alcuni libri sulla Siria, rilasciato ieri insieme all'inviato della "Stampa" e arrivato a Bruxelles questa mattina. «Sto bene, malgrado le prove subite - ha detto - Il mio amico Domenico è un pò più provato, ma ha 62 anni, comunque è uno sportivo che ha fatto delle maratone. E' stata dura, ha anche subito due false esecuzioni con una pistola». Domenico Quirico e Pierre Piccinin, sequestrati in Siria ad aprile e liberati ieri, hanno subito «violenze fisiche molto dure» durante la detenzione, definita «un'odissea terrificante attraverso tutta la Siria». Sono stati vittime di umiliazioni e bullismo. «Fisicamente va, malgrado tutte le torture che abbiamo subito, Domenico ed io», ha dichiarato questa mattina Pierre Piccinin all'emittente radiofonica Bel RTL, qualche ora dopo il suo arrivo in Belgio. «Venivamo trasferiti in molti posti. A trattenerci non è stato sempre lo stesso gruppo, c'erano gruppi molto violenti, molto anti-occidentali e islamisti anti-cristiani. Abbiamo cercato di scappare due volte. Una volta, approfittando della preghiera, ci siamo impossessati di due kalashnikov e per due giorni abbiamo corso per la campagna prima di essere ripresi ed essere puniti molto gravemente per il tentativo di fuga», ha raccontato il professore di storia di un liceo di Philippeville, nel sud del Belgio. Secondo Piccinin, la rivoluzione siriana ha «conosciuto una evoluzione molto importante da otto mesi siamo di fronte a onde islamiste o di brigantaggio di alcuni gruppi che ricattano i territori. Penso che sia diventato molto pericoloso per gli occidentali addentrarsi ancora in Siria nelle condizioni attuali di una rivoluzione che è in pieno disfacimento e si trasforma in qualcos'altro». Dopo cinque mesi finisce l'incubo di Domenico Quirico, l'inviato della Stampa sparito sul fronte dell'inferno siriano il 9 aprile scorso. La notizia della sua liberazione, attesa dopo settimane sospese fra paure, segnali di speranza e cautele, é arrivata da fonti del governo italiano mentre il giornalista era già a bordo di un aereo sulla via del ritorno in Italia, in volo verso l'aeroporto romano di Ciampino, accolto poco dopo la mezzanotte dal ministro degli Esteri, Emma Bonino. Quirico, apparso stanco ma in buone condizioni di salute, ha raccontato di non essere stato trattato bene e di avere avuto paura durante tutti questi mesi di prigionia. «Chiedo scusa per avervi fatto preoccupare, ma questo e' il mio giornalismo». Queste le prime parole di Quirico al direttore della Stampa Mario Calabresi, riferite dallo stesso direttore in un tweet. «Cinque mesi sono lunghi ma ce l'ho fatta, come ho detto a qualcuno mi sembra di essere stato su Marte, adesso sono tornato sulla terra e ho appreso alcune notizie di come si è evoluto il mondo, ma devo lavorare per ritrovare. E' stata una terribile esperienza ma una grande esperienza. Chiedo scusa - ha aggiunto Quirico a Calabresi - ma tu sai qual e' la mia idea di giornalismo di andare dove la gente soffre ogni tanto tocca soffrire come loro. Questa storia mi ha insegnato alcune cose «Una magnifica notizia», ha esclamato il direttore del quotidiano torinese, Mario Calabresi, confermando di essere stato informato direttamente dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, e dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, e che anche la famiglia di Quirico - la moglie e le due figlie Metella ed Eleonora - protagoniste il primo giugno di un toccante appello per la liberazione del padre - erano state avvertite. «Siamo emozionate e felici. Lo aspettiamo a casa e non vediamo l'ora di abbracciarlo», ha detto all'Ansa Eleonora. Un epilogo felice, che era parso più volte a un passo, specialmente dopo che il 6 giugno si era appreso di una breve telefonata del giornalista alla moglie Giulietta dal luogo di prigionia. E che tuttavia continuava a essere appeso a un filo, mentre sulla Siria incombevano ormai anche i venti di una possibile azione militare guidata dagli Stati Uniti, dopo le denunce sull'uso di armi chimiche attribuito al regime del presidente Bashar al-Assad. Il rilascio si colora dei toni di una gioia senza ombre. In libertà torna anche Pier Piccinin, il cittadino belga rapito con lui. «La speranza non era mai venuta meno», esulta il premier Letta nel primo commento da Palazzo Chigi, mentre una nota del Quirinale elogia il ministero degli Esteri e i servizi. «La notizia della liberazione di Domenico Quirico mi riempie di grande gioia e di soddisfazione. Il mio pensiero va prima di tutto ai parenti che potranno finalmente riabbracciare Quirico dopo tanti mesi e numerosi momenti di ansia», fa eco Emma Bonino. L'odissea di Domenico Quirico - 62 anni, grande esperienza sul terreno dell'informazione internazionale e già vittima di un sequestro lampo nel 2011 in Libia con altri tre colleghi italiani - era cominciata ad aprile di quest'anno mentre l'inviato della Stampa cercava di raggiungere Homs, città martire della rivolta anti-Assad, provenendo dalla frontiera libanese per la sua quarta missione di testimone della feroce guerra civile in Siria. Un'ultima telefonata, il giorno 9, poi se ne erano perse le tracce. Per oltre venti giorni, i familiari e La Stampa - su raccomandazione delle autorità e al fine di non pregiudicare possibili contatti - avevano mantenuto il più stretto riserbo. Ma il 30, di fronte all'iniziale vuoto d'informazioni, il giornale aveva reso noto l'accaduto. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-08/finito-incubo-domenico-quirico-223631.shtml?uuid=Abdq0eUI
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LA VERITA' SULLE ARMI CHIMICHE IN SIRIA - Per Piccinin, arrestato e rilasciato con Quirico, sono stati i terroristi islamici a usarle 09/09/2013 16:14:16 di www.ansa.it / LA VERITA' SULLE ARMI CHIMICHE IN SIRIA - Per Piccinin, arrestato e rilasciato con Quirico, sono stati i terroristi islamici a usarle ''E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco''. Così Pierre Piccinin alla radio RTL-TVi, dicendo di avere sorpreso una conversazione tra ribelli in proposito insieme a Domenico Quirico. Piccinin e Quirico ne sono ''certi'' perchè lo hanno sentito in ''una conversazione che abbiamo sorpreso'' tra ribelli, ha affermato l'insegnante belga. Piccinin aggiunge che ammetterlo ''mi costa perchè da maggio 2012 sostengo con decisione l'esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia''. ''Per il momento'', però, ''per una questione di etica Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire (i dettagli di) questa informazione'', ha affermato Piccinin facendo riferimento all'interrogatorio di Quirico in programma oggi e al suo quotidiano. ''Quando la 'Stampa' riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch'o in Belgio'', ha spiegato l'insegnante belga. Piccinin racconta quindi che, quando lo scorso 30 agosto lui e il giornalista de 'La Stampa' hanno sentito dell'intenzione degli Usa di agire in seguito all'uso, attribuito al regime, delle armi chimiche ''avevamo la testa in fiamme'', perché ''eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla''. Audizione giornalista in Procura - E' terminato dopo circa tre ore e mezza l'audizione di Domenico Quirico. Il giornalista ha lasciato l'ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo da una uscita secondaria in modo da dribblare i tanti cronisti e fotografi presenti a piazzale Clodio. Quirico: tweet Calabresi, ha riabbracciato la moglie - ''Domenico Quirico ha riabbracciato sua moglie e rimesso la cravatta che porta sempre''. Così il direttore de 'La Stampa' Mario Calabresi in un nuovo tweet con allegata una foto che mostra il giornalista liberato ieri in giacca e cravatta mentre parla al cellulare. Quirico: figlie, lo abbiamo visto provato - Le figlie di Domenico Quirico, Eleonora e Metella, hanno sentito il padre al telefono e non vedono l'ora di abbracciarlo. Ma, dalle immagini in tv, non nascondono di averlo visto "molto provato". "Non si può certo dire che abbia la stessa faccia di quando era partito - hanno detto parlando brevemente al citofono con i giornalisti in attesa fuori della loro casa a Govone -. Abbiamo visto le immagini in tv, come tutti. Ora mamma è a Roma. Non vediamo l'ora che rientrino a casa. Ma non sappiamo dire quando". Direttore La Stampa, non gli hanno risparmiato nulla - "E' stato un sequestro terribile e molto pesante: non gli è stato risparmiato nulla". Così il direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, parlando in Procura a Roma con i giornalisti che stanno seguendo l'interrogatorio dell'inviato tornato libero ieri dopo 5 mesi di prigionia in Siria. Il direttore del quotidiano ha aggiunto che "Domenico sta bene ma anche se molto affaticato. Ha in testa un diario lucido di questi 150 giorni di prigionia". Governo belga ringrazia Italia per Piccinin - ''Il governo belga ringrazia le autorità italiane'' per ''l'eccellente collaborazione'' nella gestione del rapimento e della liberazione dell'insegnante belga Pierre Piccinin, ostaggio dei ribelli siriani per cinque mesi in insieme al giornalista de 'la Stampa' Domenico Quirico. ''Le auorità belghe'', si legge poi nella nota diffusa da Bruxelles che ricorda i ''contatti regolari'' tenuti con Roma, ''sono state informate dai loro omologhi italiani della liberazione dei due ostaggi la sera di domenica''. Atterrati a Ciampino in nottata - E' atterrato poco prima di mezzanotte e 30 all'aeroporto di Ciampino l'aereo con a bordo il giornalista Domenico Quirico e lo studioso belga Pier Piccinin, rapito insieme a lui 5 mesi fa in Siria. L'inviato della Stampa sara' ascoltato oggi in Procura a Roma, prima di raggiungere la sua famiglia a Govone in provincia di Cuneo. Domenico Quirico , in buone condizioni anche se stanco, e' sceso dall'aereo ed ha abbracciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, che lo attendeva ai piedi della scaletta dell'aereo. Quirico indossava un giubbotto grigio chiaro. Il giornalista ha detto di 'non essere stato trattato bene' e di 'avere avuto paura', in una breve dichiarazione ai colleghi. Alla domanda di come fosse stato trattato durante la prigionia, Quirico ha abbozzato un sorriso ironico e ha detto ''non bene''. L'inviato ha poi ammesso di 'aver avuto paura' e di essere vissuto per cinque mesi ''come su Marte''. Le sue condizioni di salute e psicologiche appaiono comunque ottime. Quirico trascorrera' la notte a Roma. Domani sara' interrogato dagli inquirenti e raggiunto nella capitale dalle figlie e dalla moglie. 'Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un'altra cosa', ha concluso. Piccinin, abbiamo tentato fuga due volte - Domenico Quirico e Pierre Piccinin hanno cercato di scappare due volte durante la loro prigionia in Siria. Lo ha raccontato l'insegnate belga in un'intervista alla radio Bel RTL. Una di queste, dopo due giorni di fuga, sono stati ricatturati e puniti ''in maniera molto pesante'' per il gesto. Con Quirico ''abbiamo cercato di scappare due volte. Una volta, abbiamo approfittato del momento della preghiera e ci siamo impadroniti di due kalashnikov'', ha raccontato Piccinin. ''Per due giorni abbiamo attraversato la campagna prima di ricadere nelle mani dei rapitori e poi di farci punire molto seriamente per questo tentativo d'evasione''. Piccinin, Domenico subì due false esecuzioni - Domenico Quirico ''ha subito due false esecuzioni con una pistola''. Lo ha rivelato l'insegnante belga Pierre Piccinin, il suo compagno di prigionia, alla radio Bel RTL. Il giornalista de 'La Stampa' e l'insegnante belga, ha raccontato quest'ultimo, hanno subito ''violenze fisiche molto dure''. Ora ''fisicamente va bene, nonostante le orribili torture che abbiamo subito, Domenico ed io'', ha detto alla radio Piccinin, nonostante ''umiliazioni, vessazioni, false esecuzioni. Domenico ha subito due false esecuzioni con una pistola''. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/09/09/Quirico-finisce-incubo-giornalista-torna-casa-_9267269.html
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Quirico rivela: ho sentito i terroristi islamici ammettere di essere stati loro a usare le armi chimiche ma non ho le prove per confermarlo 09/09/2013 17:02:59 di www.ansa.it / Quirico rivela: ho sentito i terroristi islamici ammettere di essere stati loro a usare le armi chimiche ma non ho le prove per confermarlo "Siamo stati fermati da due pick-up con a bordo uomini armati. I primi giorni eravamo bendati: ho avuto paura di essere ucciso. Forse tre gruppi ci hanno 'gestito'". E' il racconto che Domenico Qurico ha fatto oggi ai pm della Procura di Roma sui suoi 150 giorni di prigionia in Siria. Rispondendo alle domande dei magistrati il giornalista ha aggiunto che "da subito sono state molto dure le condizioni in cui siamo stati tenuti. Il mangiare era dato una volta al giorno al massimo". L'inviato ha detto, inoltre, di aver tentato per due volte la fuga assieme a Pierre Piccinin, ma dopo essere stato bloccato nuovamente dai suoi rapitori ha dovuto subire due finte esecuzioni. "Ho il sospetto di essere stato gestito da tre diversi gruppi ribelli", ha detto ancora il giornalista ai magistrati. Quirico: gas, io non so che non e' stato Assad - "E' folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas": lo afferma Domenico Quirico secondo quanto riferisce La Stampa. Sul sito del suo giornale, l'inviato della Stampa sull'utilizzo dei gas in Siria afferma: "Eravamo all'oscuro di tutto quello che stava accadendo, anche dell'attacco con i gas. "Un giorno - ha raccontato Quirico - dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi. Uno si era presentato a noi in precedenza come un generale dell'Esercito di liberazione siriano. Un secondo, che era con lui, era una persona che non avevo mai visto. Anche del terzo, collegato via Skype, non sappiamo nulla". "In questa conversazione - prosegue la ricostruzione di Quirico - dicevano che l'operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l'Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato". "Io non so - ha continuato Quirico - se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così, perché non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell'affidabilità, né dell'identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verità a discorsi ascoltati attraverso una porta". Piccinin, non è stato regime Assad a usare gas'' - E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco''. Così Pierre Piccinin alla radio RTL-TVi, dicendo di avere sorpreso una conversazione tra ribelli in proposito insieme a Quirico. Audizione giornalista in Procura - E' terminato dopo circa tre ore e mezza l'audizione di Domenico Quirico. Il giornalista ha lasciato l'ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo da una uscita secondaria in modo da dribblare i tanti cronisti e fotografi presenti a piazzale Clodio. Quirico: tweet Calabresi, ha riabbracciato la moglie - ''Domenico Quirico ha riabbracciato sua moglie e rimesso la cravatta che porta sempre''. Così il direttore de 'La Stampa' Mario Calabresi in un nuovo tweet con allegata una foto che mostra il giornalista liberato ieri in giacca e cravatta mentre parla al cellulare. Quirico: figlie, lo abbiamo visto provato - Le figlie di Domenico Quirico, Eleonora e Metella, hanno sentito il padre al telefono e non vedono l'ora di abbracciarlo. Ma, dalle immagini in tv, non nascondono di averlo visto "molto provato". "Non si può certo dire che abbia la stessa faccia di quando era partito - hanno detto parlando brevemente al citofono con i giornalisti in attesa fuori della loro casa a Govone -. Abbiamo visto le immagini in tv, come tutti. Ora mamma è a Roma. Non vediamo l'ora che rientrino a casa. Ma non sappiamo dire quando". Direttore La Stampa, non gli hanno risparmiato nulla - "E' stato un sequestro terribile e molto pesante: non gli è stato risparmiato nulla". Così il direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, parlando in Procura a Roma con i giornalisti che stanno seguendo l'interrogatorio dell'inviato tornato libero ieri dopo 5 mesi di prigionia in Siria. Il direttore del quotidiano ha aggiunto che "Domenico sta bene ma anche se molto affaticato. Ha in testa un diario lucido di questi 150 giorni di prigionia". Governo belga ringrazia Italia per Piccinin - ''Il governo belga ringrazia le autorità italiane'' per ''l'eccellente collaborazione'' nella gestione del rapimento e della liberazione dell'insegnante belga Pierre Piccinin, ostaggio dei ribelli siriani per cinque mesi in insieme al giornalista de 'la Stampa' Domenico Quirico. ''Le auorità belghe'', si legge poi nella nota diffusa da Bruxelles che ricorda i ''contatti regolari'' tenuti con Roma, ''sono state informate dai loro omologhi italiani della liberazione dei due ostaggi la sera di domenica''. Atterrati a Ciampino in nottata - E' atterrato poco prima di mezzanotte e 30 all'aeroporto di Ciampino l'aereo con a bordo il giornalista Domenico Quirico e lo studioso belga Pier Piccinin, rapito insieme a lui 5 mesi fa in Siria. L'inviato della Stampa sara' ascoltato oggi in Procura a Roma, prima di raggiungere la sua famiglia a Govone in provincia di Cuneo. Domenico Quirico , in buone condizioni anche se stanco, e' sceso dall'aereo ed ha abbracciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, che lo attendeva ai piedi della scaletta dell'aereo. Quirico indossava un giubbotto grigio chiaro. Il giornalista ha detto di 'non essere stato trattato bene' e di 'avere avuto paura', in una breve dichiarazione ai colleghi. Alla domanda di come fosse stato trattato durante la prigionia, Quirico ha abbozzato un sorriso ironico e ha detto ''non bene''. L'inviato ha poi ammesso di 'aver avuto paura' e di essere vissuto per cinque mesi ''come su Marte''. Le sue condizioni di salute e psicologiche appaiono comunque ottime. Quirico trascorrera' la notte a Roma. Domani sara' interrogato dagli inquirenti e raggiunto nella capitale dalle figlie e dalla moglie. 'Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un'altra cosa', ha concluso. Piccinin, abbiamo tentato fuga due volte - Domenico Quirico e Pierre Piccinin hanno cercato di scappare due volte durante la loro prigionia in Siria. Lo ha raccontato l'insegnate belga in un'intervista alla radio Bel RTL. Una di queste, dopo due giorni di fuga, sono stati ricatturati e puniti ''in maniera molto pesante'' per il gesto. Con Quirico ''abbiamo cercato di scappare due volte. Una volta, abbiamo approfittato del momento della preghiera e ci siamo impadroniti di due kalashnikov'', ha raccontato Piccinin. ''Per due giorni abbiamo attraversato la campagna prima di ricadere nelle mani dei rapitori e poi di farci punire molto seriamente per questo tentativo d'evasione''. Piccinin, Domenico subì due false esecuzioni - Domenico Quirico ''ha subito due false esecuzioni con una pistola''. Lo ha rivelato l'insegnante belga Pierre Piccinin, il suo compagno di prigionia, alla radio Bel RTL. Il giornalista de 'La Stampa' e l'insegnante belga, ha raccontato quest'ultimo, hanno subito ''violenze fisiche molto dure''. Ora ''fisicamente va bene, nonostante le orribili torture che abbiamo subito, Domenico ed io'', ha detto alla radio Piccinin, nonostante ''umiliazioni, vessazioni, false esecuzioni. Domenico ha subito due false esecuzioni con una pistola''
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L'11 settembre 2001 sarà ricordato come l'inizio della fine dell'islam (dedicato a Oriana Fallaci) 10/09/2013 09:41:07 di Silvana De Mari L'11 settembre 2001 sarà ricordato come l'inizio della fine dell'islam (dedicato a Oriana Fallaci) Breve storia dell’11 settembre. L’11 settembre 2001 è cominciata la quarta guerra mondiale, la terza per fortuna è stata fredda e il comunismo è imploso da solo, raggrumato sulla propria follia. Questa è una guerra potenzialmente planetaria, su fronti multipli cui si aggiunge il fronte del terrorismo, che ha come scopo dichiarato la nostra distruzione, l’annientamento di crociati e sionisti, cioè di tutti i cristiani e tutti gli ebrei che rifiutano di sottomettersi all’islam. Una guerra di aggressione all’Occidente condotta con tecniche non convenzionali, che sono il terrorismo, il ricatto economico, il ricatto morale, la demografia con conseguente invasione del territorio e la violenza psicologica. Nessuna di queste armi potrebbe nulla contro l’Occidente se l’Occidente fosse compatto e fiero dei propri valori e della propria storia. Il bizzarro signore che in questo momento è presidente degli Stati Uniti e andato per anni ad ascoltare i sermoni di tale reverendo Wright, musulmano nero convertito al cristianesimo, il quale ha affermato che gli USA l’11 settembre sono stati giustamente puniti, questo deve essere il motivo per cui Obama fino ad ora non è mai andato alle commemorazioni. L’11 settembre è il giorno in cui l’islam è stato sconfitto nella sua corsa alla conquista del mondo. L’11 settembre 1683 l’assedio di Vienna è stato rotto, frantumato. In quella data è cominciata una battaglia durata due giorni, si è conclusa in giorno dopo e l’esercito cristiano ha sconfitto quello ottomano, molto più forte, numeroso e agguerrito. L’esercito mussulmano non poteva essere sconfitto perché era il più forte militarmente, non doveva essere sconfitto in quanto era il volere di Allah, o come accidenti si scrive, che l’islam conquistasse l’Europa e la asservisse. La vittoria cristiana a Vienna determinò il crollo non solo della potenza militare ottomana, ma segnò anche il crollo della certezza. Dopo Vienna fu riconquistata l’Ungheria, poi la Serbia, l’islam cominciò ad arretrare sempre di più, fino a che Napoleone arrivò alle piramidi, l’impero britannico alle città sante. L’islam non aveva conquistato il mondo cristiano. Il mondo cristiano lo aveva messo in ginocchio. Le armate del Profeta avrebbero dovuto passare nella storia di vittoria in vittoria fino alla conquista di tutto il mondo, e invece erano state clamorosamente prese a calci nei denti. Si poteva esprimere in termini più salottieri, ma così è chiaro e facciamo prima. E in ginocchio nel fango e nello sterco di capra ci stava tutta una civiltà, clamorosamente arretrata al suo esotico permanente medioevo. A questo punto tutto l’islam si pose la domanda: perché non avanziamo? Perché la cristianità ci sovrasta? La risposta fu: perché non abbiamo applicato integralmente le disposizioni del profeta. Se saremo più rigidi e ligi, cioè più integralisti ci arriderà la vittoria. Questo è lo schema da cui, sempre, è nato l’integralismo, quello wahhabita in Arabia Saudita, quello dei Fratelli Mussulmani in Egitto e quello khomeinista in campo sciita. L’integralismo permette inoltre la quadratura del cerchio e la risoluzione del complesso di inferiorità dovuto al disastro scientifico e tecnologico. Il compito dei popoli da asservire sono le scoperte scientifiche, il compito dell’islam è asservire i popoli. Qualcuno dette la risposta inversa: perché dobbiamo modernizzare e questo è il modernismo islamico, il quale però si è sempre scontrato con il divieto coranico alla filosofia: dove non esiste pensiero filosofico il pensiero scientifico è solo imitativo. La modernità islamica ha dato luogo ad alcune dittature di tipo nazional socialista, come il partito Baath siriano e quello iracheno e il suo più duraturo esperimento è quello turco di Ataturk, che in questi anni sta mostrando il suo fallimento davanti all’integralismo. Nel frattempo la civiltà giapponese, indocinese, coreana, indiana e cinese risolvono il loro gap in poche generazioni e si avviano a far parte del mondo moderno, mentre l’islam inchioda all’arretratezza tutti i suoi sudditi, con le sole eccezioni dell’uso di Internet, del cellulare e delle armi. L’islam cominciò a cercare alleati. Il suo alleato storico sono stati i due totalitarismi, in primo luogo quello nazista. Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica. Adolf Hitler 22 novembre 1941 Berlino. L’odio contro gli ebrei, l’odio contro la cristianità, l’odio contro la democrazia, la libertà, la volontà e il diritto a voler essere felici accomuna nazismo e islam sempre come alleati totali. Il 22 novembre del 41 l’alleanza fu fatta con il Gran Mufti di Gerusalemme, uno dei grandissimi criminale del XX secolo. in cambio di una fatwa che schierò al suo fianco tutto l’islam mediorientale, incluso Iraq ed Egitto, Adolf Hitler si impegnò alla distruzione del popolo di Israele rinunciando a tutti i precedenti progetti di espulsione, Himler fondò la tredicesima divisione SS, mussulmana, bosniaco palestinese ed entrambi i compagni di merenda, Hitler ed Himler si scusarono con il Gran Mufti perché questa sciocca Europa giudaico cristiana quel famoso 11 settembre 1683 aveva fermato l’islam impedendo l’islamizzazione dell’Europa, che invece secondo i due sarebbe stata una gran bella cosa. Ma Hitler viene sconfitto. E il popolo di Israele ricostruisce la propria patria, un paese piccolo, senza una goccia di petrolio, desertico nella parte meridionale, che pure viene considerato dall’enorme islam la pietra dello scandalo, l’insopportabile perdita. Israele vince la guerra del 48, la guerra dei sei giorni, quella del Kippur, ma perde la guerra mediatica. Un Occidente impazzito di antisemitismo ed odio di sé giustifica il terrorismo palestinese, lo ama, lo finanzia.
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L'allenza questa volta è tra islam e comunismo. Il terrorismo nero quello rosso e quello verde, nazista, comunista e islamico, si intrecciano e si sostengono. L’11 settembre 2001 sionisti e cristiani sono stati puniti, come ha latrato Osama Bin Laden, mentre i nostri intellettuali, parole dall’etimologia sempre più impenetrabile, si sono divisi in due gruppi: quelli che hanno dichiarato che gli Usa l’11 settembre se lo sono fatto da soli, per la gioia infernale di distruggere se stessi, la propria economia, e mandare i propri figli ventenni a morire, e quelli che hanno detto che l’11 settembre lo ha fatto qualcun altro, ma gli Usa se lo sono meritato. Mentre 3000 persone morivano, mentre i pompieri di New York andavano a morire il presidente degli scrittori siriani, un tizio in giacca e cravatta che presumo faccia parte dell’islam moderato pronunciava la storica frase: “Oggi il mio orgoglio di musulmano risorge e gode”. Osservate i metri cubi di complesso di inferiorità: il suo orgoglio di musulmano non ha potuto riempirsi della scoperta delle particelle subatomiche, e nemmeno degli antibiotici, bisogna accontentarsi di un paio di romanzi mediocri e del terrorismo per essere contenti di qualche cosa. L’11 settembre tutti noi, cristiani e sionisti, mettiamo tutti una candela alle nostre finestre e cantiamo Amazing Grace. Amazing Grace è il gospel scritto dall’ex schiavista Newton che Martin L. King fece risuonare quando pronunciò il discorso I have a dream. E il suo sogno era la fratellanza tra gli uomini. Anche Arafat aveva un sogno: Noi vi sgozzeremo tutti e sgozzeremo i feti nelle madri (Algeri, 1985) Tornando a M. L. King e ad Amazing Grace: la canzone è risuonata, sola spontanea, anche l'11 settembre quando la bandiera americana, la bandiera della nazione di cui Martin L. King faceva parte, la nazione di cui era fiero, veniva issata. Per la cronaca Martin L. King era, ovviamente, repubblicano. E ora anche noi abbiamo un sogno: un mondo libero dove ognuno sia l’unico proprietario della propria fede religiosa, del suo corpo, del suo destino, del suo diritto di cercare la felicità. Che i nemici della felicità siano sconfitti. La dizione è di una meravigliosa donna afghana. E concludo con le parole di una meravigliosa donna somala, Hirsi Alì. Tra qualche secolo i libri di storia parleranno di come le teocrazie sono scomparse e l’islam è stato sconfitto. Non so come questo succederà, ma so la data che tutti i libri di storia scriveranno per indicare la data in cui il processo è cominciato: 11 settembre 2001. Si lo so, sembra un delirio. L’islam avanza ovunque, negli Stati Uniti il ridicolo burattino Obama si è inchinato davanti al re dell’Arabia e ha pronunciato un farneticante discorso al Cairo i cui danni si faranno sentire per decenni, la sharia è sul suolo europeo. Israele è sotto minaccia nucleare. Sembra che l’islam sia al massimo della sua potenza, vero? Sembra che l’11 settembre di Osama Bin Laden abbia vinto, non è così? E invece no. Hitler lanciò il suo attacco all’Unione Sovietica un decennio troppo preso, prima di aver sconfitto l’Inghilterra. Il massimo del suo splendore fu l’inizio del disastro. L’attacco dell’11 settembre è stato lanciato un ventennio troppo presto, quando ancora tutto e possibile. Grazie all’11 settembre sempre più persone stanno capendo, stanno reagendo, stanno ritrovando la fierezza di sé stesse, della propria storia, delle radice ebraico-cristiane. Tranquilli ragazzi, ce la faremo. Alla fine le culture di vita vincono su quelle di morte. Alla fine va tutto bene. E a voi, pompieri di New York, sempre, il nostro ringraziamento per aver mostrato al mondo cosa è il coraggio di salvare, a voi eroi del volo 93 che avete mostrato al mondo il coraggio di battersi, a voi vittime innocenti che prima di buttarvi nel vuoto avete chiamato coloro che amavate per l’ultima dichiarazione d’amore, grazie per aver mostrato cosa vuol dire appartenere ad una cultura di vita. A voi il nostro ricordo, le nostre lacrime, la luce delle nostre candele e quella delle nostra anime, la nostra fierezza. Silvana De Mari Questo articolo è dedicato alla memoria della grande giornalista e scrittrice Oriana Fallaci, che dopo l'11 settembre ha fatto risuonare la sua voce forte e chiara e giusta al di sopra di un esercito di dhimmi e di vili.
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Medio Oriente: dalle Primavere alla teocrazia 14/09/2013 12:49:11 di Luca Galantini Medio Oriente: dalle Primavere alla teocrazia Mentre il Medio Oriente è di nuovo in fiamme e divampa il conflitto militare ed ideologico sulle rovine dei Paesi coinvolti nella Primavera Araba, in Occidente ai mass-media e all’opinione pubblica sfugge un aspetto di questa tragedia su cui viceversa sarebbe opportuna adeguata riflessione: quale apporto hanno dato ai diritti umani ed alle libertà civili in generale le riforme legislative costituzionali attuate dai regimi saliti al potere con il beneplacito delle piazze della Primavera Araba? Tra i Paesi maggiormente coinvolti ad oggi figurano Egitto, Siria, Libia e Tunisia ove – trasversalmente e senza riguardo alla natura giuridica delle forme di governo – formali democrazie, regimi monopartitici, velate teocrazie sono già state destituite o sono pericolosamente in bilico, a riprova della velleitaria fragilità dei modelli politici partoriti dalla Primavera Araba. Appare inequivocabile la netta virata in senso “teocratico” delle fonti gerarchiche legislative costituzionali che sono state abbozzate dai partiti e movimenti politici che hanno assunto la leadership di queste rivoluzioni politiche. Queste formazioni politiche sono incontrovertibilmente ispirate da forme di massimalismo religioso islamico assolutamente antitetico alla condivisione dello scheletro giuridico dello stato di diritto laico così come qualificato nella dottrina occidentale e recepito contraddittoriamente nei processi costituzionali dei paesi islamici nel periodo storico precedente alla Primavera Araba. A distanza di due anni dalle rivolte avviate nei paesi islamici del Medio Oriente i movimenti che risultano essersi affermati secondo schemi politici di partito e che godono di maggiore sostegno organizzato nelle masse evidenziano chiare e dirette ispirazioni a forme di radicalismo islamico antimoderno che promette un ritorno fedele alla shari’a, ovvero alla legge islamica quale fonte unica di regolamentazione dei diritti civili e politici della persona. Il nodo irrisolto tra Occidente e islam nella storia delle libertà religiose e dei diritti umani più in generale, è dato proprio dalla peculiarità dell'universalismo etico, giuridico e politico delle istituzioni religiose islamiche: non a caso il fondamentalismo religioso islamico si caratterizza per una marcata tensione ecumenica universalista che costituisce il fondamento dello stesso concetto di guerra santa o jihad. L’islam, a differenza del messaggio di libera adesione al precetto evangelico cristiano, è congiuntamente religione, vita di quaggiù o società civile, e stato – din, dunya, dawla – e dunque tende sempre ad aver necessità di una struttura politica e giuridica nel tempo della storia per corrispondere al suo progetto di universale sottomissione dell’uomo alla volontà di Dio. In sostanza è condivisibile l’affermazione del celebre politologo americano Bernard Lewissecondo cui lo Stato è un modello giuridico istituzionale che non solo non nasce nel mondo islamico, ma è storicamente estraneo a quell’area geopolitica. Secondo Bernard Lewis, la distinzione occidentale tra religione e Stato non ha avuto nessuna analogia nella cultura islamica fino alla modernità. Sebbene fossero state introdotte nel dibattito in seno alla società civile dei Paesi della Primavera Araba nuove idee a favore della liberalizzazione democratica delle istituzioni politiche ed al riconoscimento dei diritti umani secondo i paradigmi della comunità internazionale, l’intero processo legislativo apparve predestinato a trarre inequivocabile ispirazione dai precetti della shari’a. Anche le costituzioni più recenti includono in misura sistemica precisi riferimenti alla legge sacra islamica ritenuta “la principale fonte” di legislazione civile. Una rigida interpretazione di tale legge rappresenta inesorabilmente un ostacolo al confronto con il modello dello stato di diritto, con la tutela dei diritti umani, cosi come definiti nelle convenzioni internazionali, in particolare in relazione a temi fondanti la rule of law quali la libertà religiosa e la tutela delle minoranze, la libertà di associazione e di stampa, l’emancipazione della donna, il diritto di famiglia. La shari’a in alcune costituzioni di recentissima promulgazione è esplicitamente citata quale fonte gerarchica primaria di diritto, come nel caso del Bahrein, dell'Egitto; in altri stati, come la Tunisia, i precetti dell’islam sono comunque contemplati espressamente quale piattaforma programmatica della costituzione. La recente procedura di riforma costituzionale avviata a seguito della destituzione del regime del presidente Ben Alì, sotto la guida della maggioranza parlamentare islamista del partito Ennahda, ha confermato tale impostazione. Il Preambolo della Costituzione tunisina pur non parlando espressamente di shari’a, utilizza una formula molto chiara e pericolosa laddove si afferma che nulla deve contraddire i precetti fondanti dell'islam. Peraltro la previsione di cui all’art. 3, nel quale oltre alla garanzia della libertà di culto si afferma la “criminalizzazione di tutte le minacce al sacro”, apre una pericolosa legittimazione a ipotesi di discriminazione della libertà di stampa, di manifestazione pubblica della fede religiosa, di professione della stessa, di libertà di conversione a religione differente da quella islamica: infatti nessuna specifica qualificazione viene data all’ipotesi di fattispecie di minaccia al sacro se non riconducibile alla fede islamica. In Egitto i precetti giuridici di tradizione islamica e la complementare compressione della pienezza delle libertà pubbliche – e dei diritti umani in generale – si propongono con frequenza non casuale nell’impianto normativo della Costituzione approvata nel dicembre 2012 dall’Assemblea Costituente egiziana guidata dalla Fratellanza Musulmana del deposto presidente Morsi. Gli artt. 2 e 219 definiscono i principi della shari'a rispettivamente come "fonti primarie della legge" e "regole fondamentali della giurisprudenza”. Ma il divieto più significativo imposto alla minoranza dei cristiani copti è il Decreto che regola la costruzione o la ristrutturazione di chiese. Il Governo può infatti intervenire e fermare qualsiasi opera di edificazione e riparazione delle chiese copte con la motivazione che tale attività possa costituire un pericolo per la sicurezza dello stato. Appare indubbio a chi scrive che le prime esperienze costituzionali maturate nel solco degli eventi politici rivoluzionari della Primavera Araba confermino che nei sistemi ed ordinamenti giuridici istituzionali dei Paesi laddove l’Islam risulti essere la fede maggioritaria il rapporto tra diritto e religione appaia problematicamente irrisolto, in quanto i presupposti valoriali ed etici posti a fondamento delle costituzioni sono “graziosamente” concessi esclusivamente dalla legge religiosa, la shari’a. Una politica arrogante come quella islamista che persiste nel presupporre di abbracciare il mito dello Stato etico al fine di giungere alla giustizia divina tramite la trasformazione sociale non potrà che perpetuare la violazione della centralità della persona umana nei suoi diritti fondamentali. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-medio-oriente-dalle-primavere-alla-teocrazia-7275.htm
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Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) 16/09/2013 18:12:31 di Magdi Cristiano Allam Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) Il 12 settembre 2013 nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo è stata approvata dagli europarlamentari una risoluzione comune sulla situazione in Siria. Magdi Cristiano Allam, durante la riunione del gruppo EFD (Europa per la Libertà e la Democrazia), ha espresso la propria assoluta contrarietà a un intervento armato in Siria, dove la guerra ha già causato 110 mila morti, tra cui 42 mila soldati siriani, a cui si aggiungono 20 mila militanti dell'opposizione e 38 mila civili di cui la maggior parte sono alawiti e cristiani. Magdi Cristiano Allam ha ribadito inoltre che è un paradosso che gli Stati Uniti, a ridosso dell'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle, decidano di schierarsi al fianco di Al Qaeda, dei Salafiti e dei Fratelli Musulmani, nel portare avanti una causa che di fatto gioverebbe solo alle lobby legate alla finanza globalizzata, all'estrazione del petrolio, alla produzione delle armi e all'interesse delle multinazionali, tutte realtà che hanno lo scopo di distruggere per poi ricostruire gli Stati. La causa dello scoppio del conflitto sarebbe il presunto uso di armi chimiche da parte dei soldati siriani, sebbene vi siano elementi che inducono a pensare che le armi chimiche siano state usate dai ribelli, e quindi dai terroristi islamici, come confermato da Carla del Ponte, magistrato che fa parte della commissione delle Nazioni Unite che si occupa dei rapporti con il Medio Oriente. Magdi Cristiano Allam ha dunque condannato il sostegno finanziario, politico e militare degli Stati Uniti e dell'Unione Europea in favore dei terroristi islamici in Siria e la persecuzione e i massacri deliberati di cristiani e alawiti, oltre che la distruzione di centinaia di chiese, il sequestro, lo stupro e l'uccisione di donne cristiane sulla base di fatwe che lo legittimano. In conclusione Magdi Cristiano Allam ha chiarito che non possiamo mettere sullo stesso piano ed essere neutrali tra l'esercito regolare di uno Stato membro dell´ONU riconosciuto internazionalmente e le milizie di gruppi terroristici dei Fratelli Musulmani, Salafiti e Al Qaeda. Qualora i terroristi islamici dovessero prevalere e conquistare il potere in Siria il Medio Oriente verrebbe destabilizzato e la sicurezza dell'Europa sarebbe a rischio. Queste posizioni espresse da Magdi Cristiano Allam sono state recepite in parte all'interno della risoluzione presentata dal gruppo EFD sulla situazione in Siria di cui vi riportiamo si seguito il testo: "Il Parlamento europeo, viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quelle del 16 febbraio(1) e del 13 settembre 2012(2) e del 23 maggio 2013(3), visto il protocollo di Ginevra firmato nel 1925, che vieta il ricorso alle armi chimiche nei conflitti, vista la convenzione sulle armi biologiche, aperta alle firme nel 1972 ed entrata in vigore nel 1975, vista la convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, firmata nel 1993; vista la dichiarazione del coordinatore dell'Unione europea per la lotta contro il terrorismo Gilles de Kerckhove sui "combattenti stranieri" europei in Siria, del 19 giugno 2013, vista la dichiarazione del membro della commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria Carla del Ponte, sulle armi chimiche impiegate da terroristi islamici in Siria, del 5 maggio 2013, visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento, A. considerando che il 21 agosto 2013 centinai di civili siriani, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi in un attacco in cui è stato fatto ricorso ad armi chimiche in città ad est di Damasco; B. considerando che le Nazioni Unite stanno svolgendo un'indagine sui massacri in Siria; che, una volta completato, un rapporto sarà trasmesso al Segretario generale delle Nazioni Unite, il quale ne condividerà i risultati con i 193 Stati membri dell'organizzazione e con i 15 membri del Consiglio di Sicurezza; C. considerando che il mandato degli inviati delle Nazioni Unite in Siria era di indagare sul presunto uso di armi chimiche in una serie di episodi svoltisi in Siria all'inizio di quest'anno; D. considerando che il 29 agosto 2013 la Camera dei Comuni del Regno Unito ha rifiutato di avallare un'azione militare in Siria; E. considerando che il 31 agosto 2013 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato di aver deciso di effettuare azioni punitive limitate in Siria in risposta agli attacchi chimici di Damasco del 21 agosto, ma ha aggiunto che avrebbe chiesto l'approvazione del Congresso prima di procedere; F. considerando che, dopo tre anni di guerra civile, la crisi umanitaria in Siria permane molto grave e che il numero dei profughi siriani ha superato i 2 milioni, la metà dei quali bambini; 1. condanna con il massimo vigore i massacri di civili perpetrati in Siria con armi chimiche; esprime il suo cordoglio ai familiari delle vittime e condanna altresì le uccisioni e i massacri compiuti da entrambe le parti dall'inizio del conflitto; 2. invita le Nazioni Unite a completare al più presto possibile un'indagine approfondita sui massacri in Siria e a valutare le responsabilità; accoglie positivamente i lavori della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba di Siria; invita tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria a consentire l'accesso a tutte le commissioni d'inchiesta delle Nazioni Unite; 3. si oppone a qualsivoglia tipo di intervento armato in Siria; 4. sottolinea che qualunque ricorso alla forza nei confronti della Siria dovrà aver luogo solo nel contesto di un mandato conferito da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; 5. sottolinea che un intervento militare punitivo in Siria, anche se limitato nel tempo e nella portata, potrebbe estendere il conflitto nella regione con serie prospettive di escalation; 6. esprime profonda preoccupazione per il fatto che, quando torneranno a casa le centinaia di cittadini europei che attualmente combattono quali jihadisti con le forze ribelli e con gruppi collegati con al-Qaida in Siria, quali Jabhat al-Nusra, essi potrebbero servirsi del proprio zelo ideologico e della propria esperienza di combattimento per ispirare altri ad assumere posizioni radicali e dedicarsi alla jihad;
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Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) 16/09/2013 7. ritiene che la chiave per risolvere il conflitto sia in una soluzione politica raggiunta in collegamento con quanti sostengono genuinamente una transizione, assicurando il pieno rispetto dei valori universali della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, rivolgendo particolare attenzione ai diritti delle minoranze etniche, culturali e religiose e dei diritti delle donne; 8. condanna le persecuzioni e i massacri di cristiani e alauiti, la distruzione di centinaia di chiese, i rapimenti, gli stupri e gli assassinii; 9. chiede sia fornita assistenza umanitaria immediata a quanti ne hanno bisogno in Siria, in particolare i feriti, i profughi, gli sfollati interni, le donne e i bambini; 10. esorta l'Unione europea e i governi nazionali ad attuare misure adeguate e responsabili di preparazione in risposta al degradarsi della situazione umanitaria in Siria; 11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite nonché a tutte le parti implicate nel conflitto in Siria." Members of European Parliament approved on 12th September 2013 in Strasbourg a joint resolution on the situation in Syria. Magdi Cristiano Allam, during the meeting of EFD Group (Europe for Freedom and Democracy), stated that he is absolutely against a military attack in Syria, where there were already 110.000 deaths because of the war, in which 42.000 sirian soldiers, and other 20.000 militants of opposition and 38.000 civil people, mostly Alawites and Christians. Magdi Cristiano Allam said also that the support of United States to Al Qaeda, Salafits and Muslim Brothers is a shame, now that it is the anniversary of the attack to the Twin Towers they plead for lobbies linked to high finance, to the extraction of petroleum, to the production of arms and to the interest of multinational corporations, all organizations that have the aim of destroying the States in order to rebuild them again later. The reason of the burst of the war should be the supposed use of chemical weapons by Sirian soldiers, even if there are elements that let us know that they were used by the rebels, the Islamic terrorists, as stated by Carla Del Ponte, judge member of the UN Commission that deals with Syria. Magdi Cristiano Allam condemned the financial, political and military support by United State and European Union to Islamic terrorists in Syria and the persecution of Christians and Alawites, and the destruction of hundreds churches, kidnapping, rape and the killing of Christian women according to Fatwas that legiptimize that. Finally Magdi Cristiano Allam declared that it is not possible to put at the same level and to be neutral between the regular Army of a member State of UN, internationally recognized and militias of terroristic groups of Muslim Brothers, Salafits and Al Qaeda. If Islamic terrorists prevail and get the power in Syria, Middle East will be destabilized and the security in Europe could be in danger. These positions by Magdi Cristiano Allam were partially adopted in a resolution by EFD Group on the situation in Syria. Here is the text: "The European Parliament, having regard to its previous resolutions on Syria, in particular those of 16 February(1) and 13 September 2012(2) and of 23 May 2013(3), having regard to the Geneva Protocol, signed in 1925, which prohibits the use of chemical weapons in warfare, having regard to the Biological Weapons Convention, which opened for signature in 1972 and entered into force in 1975, having regard to the Convention on the Prohibition of the Development, Production, Stockpiling and Use of Chemical Weapons and on their Destruction, signed in 1993, having regard to the statement by the EU's anti-terror chief Gilles de Kerckhove on European ‘foreign fighters' in Syria of 19 June 2013, having regard to the statement by Carla del Ponte, a member of the UN's Independent International Commission of Inquiry on Syria, regarding chemical weapons used by Islamic terrorists in Syria of 5 May 2013, having regard to Rule 110(2) of its Rules of Procedure, A. whereas on 21 August 2013 hundreds of Syrian civilians including women and children were killed in an attack using chemical weapons in towns to the east of Damascus; B. whereas a UN investigation into the mass killings in Syria is currently taking place and whereas, once it is completed, a report will be given to the UN Secretary-General, who will share the results with the 193 Member States and the 15-member Security Council; C. whereas the mandate of the UN team in Syria was to investigate the alleged use of chemical weapons in a number of incidents in Syria earlier this year; D. whereas on 29 August 2013 the UK House of Commons refused to endorse military action in Syria; E. whereas on 31 August 2013 US President Barack Obama announced that he had decided to carry out limited punitive strikes on Syria in response to the chemical attacks in Damascus on 21 August, but added that he would seek congressional approval before the strikes proceeded; F. whereas after three years of civil war the humanitarian crisis in Syria remains very serious, the number of Syria's refugees having risen beyond 2 million half of them children; 1. Condemns in the strongest possible terms the mass killings of civilians with chemical weapons in Syria; extends its condolences to the victims' families; likewise condemns the killings and massacres carried out on both sides since the beginning of the conflict; 2. Calls on the United Nations to complete as soon as possible a thorough investigation of the mass killings in Syria and to assess responsibilities; welcomes the activity of the Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic; invites all parties in the Syrian conflict to allow access to any UN committee of inquiry; 3. Opposes any kind of armed intervention in Syria; 4. Stresses that any use of force against Syria should take place only in the framework of a mandate embodied in a UN Security Council resolution; 5. Stresses that a punitive military intervention in Syria, even if limited in time and scope, could widen the conflict to the region, with dangerous prospects of escalation; 6. Is deeply concerned that when the hundreds of European nationals now fighting as jihadists with rebel forces and groups linked to al-Qaeda in Syria such as Jabhat al-Nusra return home, they could use their ideological zeal and combat experience to inspire others to become radicalised and wage jihad; 7. Believes that the key to solving the conflict lies in a political solution reached in conjunction with those genuinely committed to transition, while ensuring full respect for the universal values of democracy, the rule of law, human rights and fundamental freedoms, with special regard to the rights of ethnic, cultural and religious minorities and of women; 8. Condemns the persecution and massacre of Christians and Alawites, the destruction of hundreds of churches, and the kidnappings, rapes and murders; 9. Calls for immediate humanitarian assistance for all those in need in Syria, with special regard to the wounded, refugees, internally displaced persons, women and children; 10. Calls for the EU and national governments to take appropriate, responsible measures of preparedness in response to the deterioration of the humanitarian situation in Syria; 11. Instructs its President to forward this resolution to the Council, the Commission, the Vice‑President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, the parliaments and governments of the Member States, the Secretary‑General of the United Nations and all the parties involved in the conflict in Syria."
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Gli ex agenti dell’intelligence riferiscono quanto detto loro da colleghi in servizio attivo: che un “crescente numero di prove” rivela che l’incidente è stato una provocazione pianificata in anticipo dall’opposizione Siriana. Gli analisti nella lettera fanno riferimento a un incontro, una settimana prima del 21 agosto in cui comandanti dell’opposizione hanno ordinato di prepararsi a una “imminente escalation” dovuta a “sviluppi in corso nella guerra” che sarebbero stati seguiti da un bombardamento della Siria guidato dagli Usa. Il crescente numero di prove verrebbe per lo più da fonti affiliate all’opposizione Siriana e loro sostenitori. Quei report rivelano che i contenitori contenenti agenti chimici venero portati in un sobborgo di Damasco, dove sono stati aperti. “Incontri preliminari fra comandanti senior dell’opposizione militare e agenti di intelligence del Qatar, della Turchia e degli Usa hanno avuto luogo nella fortezza militare Turca di Antakia, ora utilizzata come centro di comando e quartier generale del Free Syrian Army e dei loro sponsor stranieri”, hanno affermato gli analisti. 3) Le 10 contestazioni di un parlamentare Usa all’amministrazione. Fin qui il post di WND. Ma colpisce che queste e altre analisi di analogo tenore siano linkate in un post apparso sull’Huffington Post Usa, a firma di un politico Democratico statunitense. Daniel Kucinick, da 16 anni membro del Congresso e per due volte candidato alla presidenza, il 5 settembre contestava 10 affermazioni dell’amministrazione per giustificare l’intervento in Siria, avanzando una serie di dubbi sotto forma di domande. Dubbi di molti generi, anche sulla scia di un interessante e molto argomentato post del noto sito giornalistico McClatchy e un altro di Global Research . Dubbi anche sui video (girati quando e dove?), sulle intercettazioni che incolperebbero Assad (chi le ha fatte? Si è valutato che potrebbero essere dei falsi?), sul numero di vittime (quella cifra di 1429 vittime da dove arriva? Non coincide con altre fonti, per es. Medici Senza Frontiere parlano di 355 morti). Dubbi sull’uso di armi chimiche, persino, e soprattutto sulla pretesa che l’opposizione non le abbia usate e non le possieda (quale opposizione? … e molte altre domande) . A quest’ultimo proposito il post di Kucinick linka fra l’altro un post del sito Atlanticsentinel.com che, tra varie cose, cita una storia pubblicata da MintPressNews (e girata sul web, qui l’originale) scritta da un giornalista in collaborazione con una collega freelance presente sul campo che ha parlato a caldo con molti siriani residenti nella zona di Ghouta. E questi raccontano come certi ribelli abbiano ricevuto armi chimiche attraverso il capo dell’intelligence Saudita, principe Bandar bin Sultan, e che siano stati loro i responsabili dell’attacco chimico (sottolineatura del sito). L’Arabia Saudita ha a lungo sostenuto gli insorti in Siria con armi e denaro – osserva Atlanticsentinel. Il regno Saudita ha motivazioni sia settarie sia strategiche per sostenere il rovesciamento di Assad. La ribellione contro il suo regime è composta largamente da Sunniti, la maggioranza che patisce la repressione degli Alawiti di Assad. L’Arabia Saudita aspira a un ruolo di leader nel mondo islamico Sunnita, e Assad è inoltre l’unico alleato arabo dell’Iran Sciita, odiatissimo dai Sauditi. Il post ricorda che il Wall Street Journal un mese fa ha descritto Bandar già ambasciatore Saudita negli Usa, come un “veterano degli intrighi diplomatici”, capace di mettere in atto quello che la CIA ha difficoltà a fare: fornire armi e denaro (e però, mentre il presidente Obama sceglieva la via della trattativa scelta, la CIA inviava ai ribelli armi leggere, mortai e munizioni dalle sue basi in Turchia e Giordania, informa il giornale britannico Dailymailonline, ndr). Rimasto per anni nell’ombra, Bandar è tornato in auge alla grande e avrebbe preso in carico gli “affari” più delicati. Quale che siano le conclusioni dell’imminente rapporto degli ispettori ONU, “ironicamente la maggior minaccia al piano per distruggere le armi chimiche del governo siriano può venire dai ribelli Siriani se aggirano il cessate il fuoco e prendono di mira gli inviati ONU che dovranno rimuovere i gas di Assad, una possibilità che i ribelli sperano possa riportare sul tavolo l’opzione dell’intervento militare americano” – si legge su Consortiumnews, sito di “giornalismo investigativo indipendente dal 1995”. http://www.lastampa.it/2013/09/16/blogs/underblog/se-in-siria-anche-i-ribelli-hanno-il-sarin-LjNgraVXHfpwBLZpmA2ZxI/pagina.html

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