profezie bibliche sul Messia

profezie bibliche sul Messia


i seguenti tre capitoli sono stati tratti dal libro
"Profezia messianica" di Roger Liebi
© 1989 Diffusione Letteratura Cristiana, Berneck/Firenze

Introduzione
Per potersi occupare, nei particolari, della profezia messianica, devono essere esposte, dapprima, alcune considerazioni sulla formazione dell'Antico Testamento (AT) e sulla sua trasmissione fino a noi.

L'AT fu scritto in uno spazio di tempo oltrepassante i 1100 anni; cioè dal tempo di Mosè, 1500 avanti Cristo (a.C.) circa, fino al tempo del profeta Malachia, 420 a.C. circa.

Leggendo l'AT suscitano profonda impressione il desiderio e l'attesa ardenti di un futuro Salvatore, l'Unto, il Messia (= il Re consacrato dall'unzione sacra), che doveva eliminare i problemi di fondo dell'umanità e stabilire una giustizia eterna. Questo Messia promesso viene descritto fin nei minimi particolari negli scritti dell'AT. Però, meraviglia trovare in molti libri dell'AT dichiarazioni concernenti un «Messia sofferente», che doveva essere odiato, respinto e ucciso in modo crudele dal suo stesso popolo, mentre egli soffrirebbe per i peccati di molti. D'altra parte, l'AT parla di un «Messia trionfante», che alla sua venuta, deve instaurare un glorioso regno di pace per il mondo intero. L'apparente paradosso è di facile soluzione, se si pensa che queste due descrizioni differenti illustrano due apparizioni del medesimo Messia, ma concernono eventi distinti per tempi diversi.

Le profezie del «Messia trionfante» concernono ancora l'avvenire; mentre quelle del «Messia sofferente» hanno avuto già nel passato il loro pieno adempimento.

Si tratta, al riguardo, di più di 330 profezie assai esatte ed estremamente differenziate. Nelle prossime pagine verrà dimostrato irrefutabilmente e su basi storiche, che tali profezie si sono adempiute letteralmente in Gesù di Nazaret, personaggio storico. Ma prima deve essere esposto come risulti davvero impossibile che queste profezie siano falsificazioni inserite in epoca posteriore.

Negli anni 1947 e seguenti, furono scoperti, in numerose grotte di Qumran, sul Mar Morto, manoscritti biblici, che hanno sollevato indicibile meraviglia in tutto il mondo. Questi manoscritti, che in parte risalgono ad anni precedenti l'era cristiana, contengono tutti i libri dell'AT, ad eccezione del libro di Ester. Poiché una gran parte delle profezie messianiche si trova nel libro del veggente Isaia, la scoperta di un rotolo completo di questo profeta assunse la massima importanza. Il testo è scritto su pergamena di pelle di capra, in ebraico non vocalizzato. Il rotolo, composto di 15 pezzi di pelle cuciti insieme, è lungo 7,34 metri e largo 26 centimetri. Il suo straordinario grado di conservazione è davvero sensazionale.

Il professor Andre Lamorte scrive a proposito dell'età di questo testo: «Il rotolo completo di Isaia è considerato oggi, e definitivamente, copiato prima dell'era cristiana. I pareri degli esperti in materia di datazione variano, generalmente, fra l'inizio del 1° secolo e la fine del 2° secolo a.C.»1

Poiché tutte le profezie messianiche del libro di Isaia si trovano in questo rotolo, è assolutamente impossibile dubitare della loro genuinità.

Ora questo rotolo si trova in possesso del giovane Stato di Israele. Esso fu pure fotografato in grandezza naturale e pubblicato per intero. Perciò, in tal forma è ora accessibile ad ogni interessato, nel libro «Scrolls from Qumran Cave I»2.

La genuinità delle profezie messianiche negli altri libri dell'AT, può essere altresì dimostrata con i manoscritti del Mar Morto. Frank Moore Cross scrive nel suo libro «L'antica biblioteca di Qumran e la scienza biblica», che il ritrovamento dei manoscritti di Qumran rende impossibile ritenere un qualsiasi libro dei profeti anteriori o dei posteriori (per tacere del tutto del Pentateuco) scritto più tardi dei primi anni del 2° secolo a.C.3. Dei profeti anteriori fanno parte i libri di Giosuè, Giudici, 1. e 2. Samuele e 1. e 2. Re; dei profeti posteriori i libri di Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Habacuc, Aggeo, Zaccaria e Malachia. Il Pentateuco comprende i cinque libri di Mosè. Con ciò appare in modo lampante che nessun passo di questi libri può essere ancora messo in dubbio. Poiché in seguito verranno richiamate anche molte profezie messianiche contenute nei Salmi, deve essere attirata l'attenzione segnatamente sul ritrovamento del manoscritto di un salterio risalente al 2° secolo a.C.4

Del libro del profeta Daniele sono venuti alla luce numerosi frammenti. Per mezzo della paleografia, un manoscritto della grotta IV è stato datato alla fine del 2° secolo a.C.4a

Oltre a questi ritrovamenti di manoscritti, vi è ancora un'altra prova della genuinità delle profezie messianiche: l'esistenza della traduzione alessandrina dell'AT. Verso il 285 a.C, il re egizio Tolomeo Filadelfio ordinò una versione integrale dell'AT in greco. Secondo la tradizione, hanno lavorato a questa trasposizione 72 studiosi ebrei, per cui essa porta anche il nome di Septuaginta (LXX) o dei Settanta. L'ebreo Aristobulo scrisse ai primi del 2° secolo a.C. che la traslazione della Legge in greco fu completata regnando Tolomeo Filadelfio.5 L'espressione «Legge» indica i cinque libri di Mosè, ma può anche servire a indicare tutto l'AT.6 Secondo la testimonianza di Aristobulo è possibile che questa versione dell'intero AT fosse disponibile già alla fine del 3° secolo a.C. Ad ogni modo è sicuro che era terminata già prima del 130 a.C, giacché dal prologo del libro apocrifo detto Siracide o Ecclesiastico, compilato in detta epoca, risulta chiaramente, che allora la versione dei Settanta era terminata in ogni sua parte. Vi si legge infatti: «Le cose dette in ebraico non hanno la medesima forza quando sono tradotte in altra lingua. E non solamente questa opera, ma anche la stessa legge, i profeti e il resto dei libri conservano un vantaggio non trascurabile nel testo originale.»7 L'espressione «la legge, i profeti e il resto dei libri» viene usata quando si vuol far risaltare specialmente che si intende tutto l'AT. Ancor oggi si dispone della versione alessandrina. Ora, se l'intero AT è stato già tradotto dall'ebraico in greco almeno nel 2° secolo a.C, come sarebbero potute essere state falsificate in esso le profezie messianiche?

Per poter affermare l'adempimento delle profezie messianiche, è a disposizione un notevole numero di fonti storiche. Grande importanza deve essere attribuita allo storico ebraico Giuseppe Flavio - dal 37 al 100 dopo Cristo (d.C.) - poiché nelle sue due opere «De bello Judaico» e «Antiquitates Judaicae» scrive molto sulla storia ebraica dal 175 a.C. al 70 d.C. Anche le fonti e le testimonianze di Tacito (55 - circa 118 d.C.), Tallo (verso il 52 d.C), Tertulliano (2° secolo d.C), Cassio Dione (2./3° secolo d.C), Giulio Africano (3° secolo d.C.) e del Talmud ebraico devono essere tenute di conto, la più grande importanza deve, però, essere attribuita, senza alcun dubbio, agli scritti del Nuovo Testamento (NT). Secondo Kurt Aland, dirigente dell'Istituto tedesco-occidentale per lo studio del testo del Nuovo Testamento, con sede a Miinster, il NT è stato trasmesso con quasi 5300 manoscritti greci.8 A questi vanno aggiunti poi circa 9000 manoscritti delle vecchie traduzioni e decine di migliaia di citazioni della Bibbia fatte dai cosiddetti Padri della Chiesa. Questi testi garantiscono la trasmissione fedelissima del NT. La differenza temporale fra la prima stesura originale e i più antichi manoscritti tramandati comporta solo 35-250 anni (per i classici greci e latini questa differenza comporta, di regola, 900-1300 anni, e tuttavia a nessuno verrebbe in mente di mettere in dubbio, per tal motivo, la loro fidatezza, sebbene essi poggino su una base testuale enormemente più esile).

Dei quattro Evangeli, tre furono scritti ancor prima della distruzione di Gerusalemme (70 d.C): si tratta di Matteo, Marco e Luca. Dopo la loro compilazione, questi Evangeli hanno avuto una diffusione rapida e forte. Se alcuni fatti illustrati in detti Evangeli non fossero stati consoni alle realtà storiche, la contraddizione sarebbe stata immediatamente sfruttata da parte ebraica contro il cristianesimo sorgente. Ma poiché i fatti storici riportati negli Evangeli non erano in alcun modo contestabili, la lotta contro i cristiani consistè anzitutto nella persecuzione fisica. Del resto è impensabile che uomini alla guida del giudaismo contemporaneo, come Nicodemo, un membro del Sinedrio, Saulo di Tarso, o Apollo, dottore della legge nato in Alessandria, si facessero cristiani, se questi ultimi avessero allora cercato di sostenere la loro fede con fatti erronei, assurdi, menzogneri o pseudostorici!

Gli scritti del NT, che furono tutti compilati fra il 32 e il 96 d.C. circa, sono, quindi, di grandissima attendibilità.

Contro la profezia messianica viene spesso opposto l'argomento, che il suo adempimento sarebbe dovuto solo al caso. Ricorrendo al calcolo delle probabilità, questa opinione può essere facilmente controbattuta. Se per l'adempimento di una profezia si assume la probabilità 1:2 (in realtà, però, essa è minore di molto), ne risulta per l'adempimento di 50 profezie una probabilità di 1:1125000000 000000000, cioè esattamente una possibilità su 2a casi (due elevato ad a). Ma poiché per le predizioni messianiche si tratta dell'adempimento di più di 330 profezie, ne risulterebbe per tante previsioni la probabilità di 1:2,187 x 1099! La grandezza di questa cifra non è più rappresentabile; ma se si pensa che l'intero universo conosciuto, con un raggio che è stato valutato a 5 miliardi di anni luce, dovrebbe contenere «solo» 1080 elettroni, si ha almeno una possibilità di paragone molto interessante. Da questo si vede che per le profezie messianiche non si può parlare di adempimento dovuto al caso.9

Per concludere, devono essere dette ancora alcune cose fondamentali sulla natura delle profezie messianiche, cose di cui bisogna tener conto:

1. Le profezie messianiche non si trovano solo nei profeti ma anche nella Legge di Mosè e negli altri scritti dell'AT.

2.  Si deve fare una differenza fra le profezie in cui: a) Dio parla del suo Messia; b) uomini parlano del Messia, o c) parla il Messia stesso.

3. Molte profezie dell'AT sono scritte non solo col tempo futuro ma anche usando il perfetto o il passato remoto, per accentuare così la sicurezza dell'adempimento di tali profezie. Si tratta esattamente del cosiddetto «perfetto profetico».  Questa espressione è un terminus technicus particolare alla grammatica ebraica.9a

4. Il «Messia sofferente» e il «Messia trionfante» possono essere trovati in un solo e medesimo passo dell'AT.

5. L'autore della profezia messianica è JAHWE, il Dio della Bibbia. Il suo nome significa COLUI CHEè ETERNO o COLUI CHE NON MUTA. Si tratta quindi sempre della designazione dell'Essere per eccellenza e in senso assoluto. Egli non è sottoposto ai mutamenti di passato, presente e futuro, perciò potè, con la sua prescienza delle cose future, far conoscere l'avvenire ai suoi profeti in modo infallibile.

La libera volontà e la libertà di decisione dell'uomo, e la sua correlativa responsabilità, non vengono escluse a causa della profezia messianica, giacché JAHWE non le ha predestinate, ma esclusivamente preconosciute. Perciò la Bibbia parla della «prognosi» di Dio (vedasi 1 Pietro 1:2 e anche Romani 8:29), cioè della prescienza, della preconoscenza di Dio.

6. Il NT mostra che tramite la profezia messianica può essere «dimostrato», nel vero senso della parola, che Gesù di Nazaret è il Messia preannunciato. Negli Atti degli Apostoli 9:22 è detto di Paolo e in Atti degli Apostoli 18:28 di Apollo, che essi hanno applicato nei confronti degli Ebrei questo tipo di dimostrazione della fede cristiana. Nel primo caso viene usata nel testo originario la parola «symbibazo» e nel secondo la parola «deiknymi». «Symbibazo» indica una dimostrazione tramite conclusioni logiche tratte da una quantità di materiale apportato a prova. «Deiknymi» designa una prova fatta con una esposizione evidente e chiara dei motivi di dimostrazione.
Non potrà mai essere accentuato abbastanza, che, nessuna religione diversa dal cristianesimo biblico conosce un tale genere di dimostrazione probante!

Primo capitolo

Il momento della venuta del Messia

1. Le settimane d'anni del profeta Daniele

Il nono capitolo del profeta Daniele è di grande importanza per la profezia biblica. In tale capitolo viene nominato il momento esatto della venuta del Messia, dell'Unto, come Capo.

Il significato dell'espressione «Settimane d'anni»

La parola «Shabua» usata in ebraico corrisponde esattamente alla parola «Eptade». Essa designa una «Composizione di sette» o una «Unità di sette».

Nel contesto di Daniele 9, questa parola «Shabua», che altrimenti indica anche una settimana di sette giorni, può avere solo il significato di una «Eptade di anni».
Per gli Ebrei del AT contare in settimane d'anni non era affatto cosa nuova. Già nella Legge di Mosè, Dio ordinò al popolo di Israele di contare con un ciclo di settimane d'anni. Ogni sette anni, la terra doveva essere lasciata incoltivata, e ogni sette volte sette anni, doveva essere celebrata la festa del giubileo (vedasi Levitico 25:1-7, 8-13).

Fondo storico

Negli anni 606 a.C. e seguenti, il re Nebucadnetsar menò i Giudei in cattività a Babilonia. Gerusalemme, la città magnifica, fu completamente distrutta, il tempio di Dio e i palazzi furono rasi al suolo o incendiati (vedasi 2. Cronache 36).

L'esilio dei Giudei durò settanta anni, come aveva predetto Geremia (Geremia 25:11-12). Daniele si trovò allora pure fra i deportati e operò in tal tempo come profeta.

La data del decreto della ricostruzione di Gerusalemme.

Dal primo verso del nono capitolo di Daniele risulta, che la seguente profezia in vista del Messia risale all'anno 536 a.C. (I anno di regno del sovrano dei Medi Dario, figlio di Assuero (= ca. 536 a.C), un tempo quindi in cui Gerusalemme giaceva distrutta.

Nei versi 25 e 26 si legge: «Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l'ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all'apparire di un Unto (Messia), di un Capo, vi sono sette settimane e sessantadue settimane. Essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi. Dopo le sessantadue settimane, un Unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. E il popolo d'un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario ...» (Versione Elberfeld in tedesco; Diodati e altre).

Per dare all'esattezza di questa citazione di Daniele ancora maggior peso, riportiamo questa profezia anche in una traduzione letterale dall'ebraico:

«VETDA'

VETASKEL

MIN

MOZA

DABAR

LEHASHIB

VELIBNOTH

JERUSHALAJIM

'AD

MASHIACH

NAGID

SHABU'IM

SHIB'AH

VESHAVUIM

SHISHSHIM

USHENAJIM

TASHUB

VENIBNETAH

RECHOB

VECHARUZ

UBEZOQ

HA'ITTIM

VE'ACHARE

HASHSHABU'IM

SHISHSHIM

USHENAJIM

JIKKARET

MASHIACH

VE'EN

LO.

VEHA'IR

VEHAQQODESH

JASH'CHIT

'AM

NAGID

HABBA»
 «Sappilo dunque

e intendi!

Dal momento

in cui è uscito

l'ordine

di restaurare

e riedificare

Gerusalemme

fino all'apparire

di un Unto (Messia),

di un Capo,

vi sono settimane

sette

e settimane

sessanta

due.

Essa sarà restaurata

e ricostruita,

piazze

e mura,

ma in angosciosi

tempi.

Dopo

le settimane

sessanta

due

sarà soppresso

un Unto (Messia),

nessuno

sarà per lui.

E la città

e il santuario

distruggerà

il popolo

d'un capo

che verrà.»
 

Dal momento in cui sarà uscito l'ordine di restaurare e riedificare la città, fino al momento in cui deve apparire l'Unto, il Capo, devono trascorrere 69 settimane di anni (483 anni).

In Neemia 2:1-8 viene descritta esattamente l'emanazione di questo decreto che è di grande importanza per la storia del popolo di Israele:

«L'anno ventesimo del re Artaserse, nel mese di Nisan, come il vino stava dinanzi al re, io presi il vino e glielo porsi. Or io non ero mai stato triste in sua presenza. E il re mi disse: Perché hai l'aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che un'afflizione del cuore. Allora io ebbi grandissima paura, e dissi al re: Viva il re in eterno! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è distrutta e le sue porte son consumate dal fuoco? E il re mi disse: Che cosa domandi? Allora io pregai l'Iddio del cielo; poi risposi al re: Se così piace al re e il tuo servo ha incontrato favore agli occhi tuoi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io la riedifichi. E il re che avea la regina seduta allato, mi disse: Quanto durerà il tuo viaggio? e quando ritornerai? La cosa piacque al re, ei mi lasciò andare, e io gli fissai un termine di tempo. Poi dissi al re: Se così piace al re, mi si diano delle lettere per i governatori d'oltre il fiume affinchè mi lascino passare ed entrare in Giudea, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, affinchè mi dia del legname per costruire le porte del castello annesso alla casa dell'Eterno, per le mura della città, e per la casa che abiterò io. E il re mi diede le lettere, perché la benefica mano del mio Dio era su me.»

La data del decreto di ricostruzione risulta da Neemia 2,1: «L'anno ventesimo del re Artaserse, nel mese di Nisan.» Il re Artaserse I Longimano regnò dal 465 al 423 a.C. L'anno ventesimo del suo regno corrisponde all'anno 445 a.C. Il mese di Nisan cade, così come noi contiamo il tempo, nei mesi di marzo/aprile.

Perciò, per gli Ebrei dell'AT, il passo di Daniele 9 aveva il seguente significato:

Dalla data del decreto di ricostruzione di Gerusalemme (marzo/aprile 445 a.C), devono essere contati 483 anni, e quindi apparirebbe il Capo, l'Unto, il Messia. Perciò ora deve essere ricercata la data esatta in cui Gesù fece la sua apparizione di Capo in Israele (giacché questo punto è evidenziato in Daniele 9:25).

La data dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme

Al suo ingresso in Gerusalemme, Gesù fu festeggiato dal popolo ebraico come re e Messia. Gesù cominciò il suo servizio pubblico nel 15. anno di regno dell'imperatore Tiberio (vedasi Luca 3,1). L'imperatore Tiberio regnò dal 14 al 37 d.C. Quindi il 15. anno del suo regno fu il 29 d.C. L'attività pubblica di Gesù durò tre anni circa. In Giovanni 2:13; 6:4; 11:55 è scritto di tre feste di Pasqua, alle quali Gesù prese parte. Luca 13:7 parla direttamente dei tre anni della sua missione pubblica.

Giovanni 12:1 dice che Gesù venne a Betania sei giorni prima della Pasqua dei Giudei (nell'anno 32 d.C). I versi 12 e seguenti riportano che l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, durante il quale egli fu festeggiato come Capo, ebbe luogo il giorno seguente. Il quinto giorno prima della Pasqua dei Giudei cade perciò secondo il calendario ebraico nel mese di Nisan dell'anno 32 d.C. (la Pasqua dei Giudei ricorreva sempre nel mese di Nisan). Così sono noti i punti, iniziale e finale, delle 69 settimane d'anni: l'anno 445 a.C. (marzo/aprile) e l'anno 32 d.C. (marzo/aprile).

Durata delle 69 settimane d'anni

L'anno profetico dura nella Bibbia 360 giorni9b, (vedasi Apocalisse 11:3 e Apocalisse 12:14, dove 3 anni e mezzo corrispondono a 1260 giorni. Quindi un anno biblico ha 360 giorni). Così le 69 settimane di anni corrispondono a 173880 giorni (69x7x360). Questo periodo di tempo doveva quindi trovarsi fra le suddette date. Se adesso si pone mente al fatto, non troppo noto, che nella storia, al contrario dell'astronomia, non vi è un anno zero (fra 1' 1 prima e 1' 1 dopo Cristo vi è solo un anno), non è più difficile costatare che fra marzo/aprile 445 a.C. e marzo/aprile 32 d.C, vi sono esattamente i 173880 giorni.

Conseguenze

La profezia di Daniele 9 ha trovato adempimento in modo sorprendentemente esatto. E questa è solo una di almeno 330 profezie! Naturalmente ad una tale esattezza fa riscontro sempre lo scetticismo. Ma non si dovrebbe incorrere con Daniele 9 nello stesso errore in cui cadde il neoplatonico Porfirio (300 d.C), il quale nel suo 12° libro contro i cristiani dichiarò che il capitolo 11 del profeta Daniele era falso, asserendo che conteneva profezie troppo esatte.

Conferma storica della profezia biblica

Se si volesse porre in dubbio la profezia di Daniele 9, poiché il testo stesso, come pure la data del decreto della ricostruzione di Gerusalemme non possono essere attaccati (ritrovamenti a Qumran e traduzione dei Settanta), sarebbe possibile farlo solo se fosse falsa la data dell'apparizione di Gesù in Israele. Ma da più fonti extrabibliche risulta chiaramente che Gesù visse al tempo dell'imperatore Tiberio e del procuratore romano Ponzio Pilato, e nello stesso tempo morì (26-36 d.C). Tacito, un grande storico romano, riporta nei suoi Annali (XV,44): «...persone, che dal popolo minuto vengono detti Cristiani. Il nome è in relazione con
Nella sua opera «Antichità giudaiche», Giuseppe Flavio scrive: «In tal tempo apparve Gesù, un uomo sapiente... E dopo che Pilato l'ebbe condannato a morte, su istigazione dei nostri propri capi...»11

E Tertulliano afferma nell'Apologia 5,2: «Quindi Tiberio, al tempo del quale fece la sua comparsa il nome di Cristiani, rapportò su...»12

Da queste testimonianze risulta chiaramente che Gesù fece la sua comparsa in Israele fra il 26 e il 36 d.C. Dall'anno 445 a.C. fino al periodo del 26-36 d.C, le 69 settimane d'anni si inseriscono esattamente. Anche se si tien presente la possibilità di una certa inesattezza delle cifre degli anni, che noi abbiamo tratto dalla letteratura specializzata in materia, risulta tuttavia chiaro che le settimane di anni dette da Daniele si inseriscono precisamente nel tempo da Artaserse a Tiberio. Daniele 9 ha trovato adempimento!

A complemento

La suddivisione delle settimane di anni

Ci si chiede a ragione perché le 69 settimane di anni siano suddivise in 7 e 62 settimane di anni. La spiegazione è la seguente: le prime 7 settimane di anni (49 anni) si riferiscono alla durata del tempo della ricostruzione di Gerusalemme, di cui in Daniele 9:25 è detto: «sarà ricostruita piazze e mura, ma in tempi angosciosi.»

Le restanti 62 settimane di anni cominciarono immediatamente dopo il compimento della ricostruzione di Gerusalemme.

Questo fatto è molto importante. Poiché come si potrebbe sapere altrimenti che col decreto di ricostruzione di Daniele 9 è inteso quello di Artaserse e non quello di Ciro dell'anno 536 a.C.? (vedasi Isaia 44:28; Esra 1). Daniele 9 dice che nei primi 49 anni seguenti il decreto, che è qui inteso, la città di Gerusalemme dovrà essere ricostruita. Ciò avvenne con Artaserse, ma non con Ciro. Così l'Ebreo dell'AT poteva sapere chiaramente che doveva cominciare a contare dal decreto dell'anno 445 a.C per giungere alla venuta del Messia.

L'affermazione di Daniele 9:26

In Daniele 9:26 si legge che dopo le 69 settimane di anni il Messia «sarà soppresso, nessuno sarà per lui». Ma non vien detto quanto tempo dopo. Tuttavia è noto che Gesù fu crocifisso pochi giorni dopo essersi presentato come Capo.

Spiegazione dell'espressione «Il popolo d'un capo che verrà»

L'espressione «Il popolo d'un capo che verrà» si riferisce ai Romani, che effettivamente in seguito alla crocifissione di Gesù distrassero la città e il tempio di Gerusalemme. Questo fatto avvenne nel 70 d.C.

Una testimonianza oculare in merito si trova nel libro «De bello Judaico» scritto dallo storico Giuseppe Flavio.

Il noto rabbino Salomone Jarchi (1070-1105), conosciuto col nome di Raschi, estensore di un commento a 23 trattati del Talmud e all'intera Bibbia (AT) disse, ma non lui solo12a, che in Daniele 9 sono preannunciati dolori che il popolo giudaico aveva avuto da sopportare nell'anno 70, all'atto della distruzione di Gerusalemme, essendo generale Tito.

Moshe Ben Maimon e Daniele 9

Il rabbino Moshe Ben Maimon (Mosè Maimonide, 1135-1204), uno dei maggiori sapienti ebrei del Medioevo, denominato il «secondo Mosè» per la straordinaria influenza da lui esplicata sul pensiero teologico ebraico, si espresse in modo assai indicativo sul calcolo delle settimane di anni, nella sua lettera «Iggereth hatteman»:

«Daniele ci ha spiegato la scienza profonda del tempo, ma poiché essa ci è nascosta, i santi trapassati ci hanno vietato di calcolare i tempi dell'avvenire, perché la gente comune può irritarsi e cadere in errore, vedendo che i tempi son passati ed Egli (il Messia) non è ancora venuto.»13

Questa presa di posizione non ha bisogna di commento ulteriore, essa parla da sola.

L'unicità dell'adempimento

Appare ora evidente che nell'AT è univocamente predetto l'avvento del Messia e che tutte le predizioni si sono adempiute esattamente in Gesù Cristo. A tal proposito occorre far notare che nel corso della storia degli Ebrei più di quaranta uomini si presentarono sostenendo di essere il Messia promesso. Oggi non si parla più della maggior parte di loro. La maggior importanza fra tutti questi falsi messia l'ebbero Bar Kochba (132 d.C.) e Shabetai Zewi (1665 d.C), che colpirono la fantasia di quasi tutti gli Ebrei. Rammentandoci di quanto scritto prima, è evidente che il primo venne circa 100 anni e l'altro 1630 anni troppo tardi, per poter essere il Messia promesso. Nessuno di questi falsi messia potè sostenere la sua pretesa con una profezia adempiuta!

2. Lo «Shebet» di Giuda

Il patriarca Giacobbe (circa 1690 a.C.) parlò pure profeticamente del futuro Messia. Poco prima di morire annunciò ai suoi 12 figli, i capistipite delle 12 tribù di Israele, quello che sarebbe avvenuto ai loro discendenti (vedasi Genesi 49:1-2). A proposito della profezia messianica, è di particolare importanza l'asserzione di Giacobbe circa la tribù di Giuda:

«Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Colui che darà il riposo (in ebraico: Schilo) e al quale ubbidiranno i popoli.» (Genesi 49:10)

Comprensione messianica di Genesi 49:10 nel giudaismo

«Schilo» è uno dei molti nomi del Messia nell'AT. Quando nel Talmud, il rabbino Jochanan chiede (1° secolo) il nome del Messia, viene risposto che il suo nome è «Schilo».13a

Questo passo viene inteso come messianico pure dal proselita Aquila, discepolo di Akibas (2° secolo), nel Targum Onkelos14 (4° secolo), dal rabbino Raschi e nell'antico libro «Bereschit Rabba».

L'importanza della parola «Shebet»

La parola ebraica «Shebet» che qui è tradotta con «Scettro», indica un «Bastone» o una «Verga». Da Numeri 17:1-2 si ricava che ognuna delle dodici tribù aveva una verga o appunto uno scettro, su cui era scritto il nome del correlativo capotribù. Questa verga era, fra l'altro, un'immagine della potenza e dell'identità di una tribù.15

Per poter comprendere ancora meglio che questo «Shebet» è realmente un'immagine dell'identità di una tribù d'Israele, bisogna ritenere che la parola «Shebet» ha anche il significato di «Tribù». Quindi la parola «Shebet» intende la tribù stessa e perciò, vista come gioco di parole, è una pertinente immagine dell'identità di una tribù ebraica.

Ora l'affermazione di Genesi 49:10 è chiara: l'identità e la potenza della tribù di Giuda non devono trapassare prima che sia venuto il Messia.

Il «Mechoqeq» di Giuda

Ma vi è altro. Neanche un legislatore (ebraico «Mechoqeq»), un capo politico («il bastone del comando»), deve mancare a Giuda, finché venga il Messia.

Il collasso nazionale di Giuda

Allorché i Romani nell'anno 70 d.C. misero fine allo Stato giudaico, si sfasciò l'identità nazionale della tribù di Giuda. Allora Giuda perdette pure la guida politica. Conseguentemente il Messia deve essere venuto prima di tale anno. Gesù ha effettivamente fatto la sua comparsa in Israele circa 40 anni prima!

A complemento

Notiamo ancora a titolo complementare circa la cattività babilonese di Giuda, che allora l'identità nazionale di Giuda non s'era sfasciata, giacché tale tribù fu in un certo senso solo spostata geograficamente come nazione. Da Ezechiele 8:1 e 20:1 si ricava che pure in quel periodo Giuda ebbe una guida politica. La tribù passò semplicemente, da tale momento, sotto il dominio straniero.

 

Secondo capitolo
Discendenza e provenienza del Messia

1. Il suo albero genealogico

Fin verso l'anno 70 d.C.(!) era, almeno in casi normali, possibile ad ogni Ebreo di nascita di risalire con precisione lungo il suo albero genealogico, giacché 1 Cronache 9:1 testimonia che tutto il popolo d'Israele era annotato in tavole genealogiche. Il possesso di una tale tavola era di interesse personale eminente, giacché chi non poteva dimostrare in tal modo la sua discendenza non veniva riconosciuto come Israelita, fatto che comportava vari svantaggi (vedasi Esra 2:59-62 e Neemia 7:61-65).

Allorché qualcuno assumeva in Israele una posizione pubblica, e con ciò veniva anche ad esser conosciuto, era naturale che divenisse nota anche la sua tavola genealogica, o almeno alcuni noti ascendenti in essa riportati. Se qualcuno, la cui tavola genealogica non fosse stata assolutamente ineccepibile, avesse voluto assumere una posizione pubblica, sarebbe stato immediatamente rifiutato come incompetente.

Queste asserzioni preliminari sono assai importanti in vista del fatto che nell'AT fu profetato a certe persone che il Messia sarebbe stato un loro diretto discendente.

Le tavole genealogiche negli evangeli di Matteo e Luca

In Matteo 1 è trasmessa la tavola genealogica di Giuseppe, il padre putativo di Gesù, e in Luca 3 quella di Maria, la madre di Gesù. Quest'ultima tavola è di grande importanza per l'ulteriore trattamento.

Riportiamo la tavola concernente Maria da Luca 3:23-3816: «E Gesù, quando cominciò anch'egli ad insegnare, aveva circa trent'anni ed era figliuolo, come credevasi, di Giuseppe, di Heli (padre di Maria), di Matthat, di Levi, di Melchi, di Jannai, di Giuseppe, di Mattatia, di Amos, di Naum, di Esli, di Naggai, di Maath, di Mattatia, di Semein, di Josech, di Joda, di Joanan, di Rhesa, di Zorobabele, di Salatiel, di Neri, di Melchi, di Addi, di Cosam, di Elmadan, di Er, di Gesù, di Eliezer, di Jorim, di Matthat, di Levi, di Simeone, di Giuda, di Giuseppe, di Jonam, di Eliakim, di Melea, di Menna, di Mattatha, di Nathan, di Davide, di Jesse, di Jobed, di Boos, di Sala, di Naasson, di Aminadab, di Admin, di Arni, di Esrom, di Fares, di Giuda, di Giacobbe, d'Isacco, d'Abramo, di Tara, di Nachor, di Seruch, di Ragau, di Falek, di Eber, di Sala, di Cainam, di Arfacsad, di Sem, di Noè, di Lamech, di Mathusala, di Enoch, di Jaret, di Maleleel, di Cainam, di Enos, di Seth, di Adamo, di Dio.»

Promesse di Dio ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe

Verso il 1920 a.C, Iddio promise ad Abrahamo varie volte che il Messia sarebbe stato un suo discendente. In Genesi 22:18 si legge, ad esempio: «... E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie.»

Nel testo originano si legge «nel tuo seme»; questo discendente è il Messia, poiché di lui è detto nel NT che egli sarà una benedizione per tutte le nazioni (Galati 3:16).

Verso il 1900 a.C, Dio promise varie volte che il Messia sarebbe stato un discendente di Isacco. In Genesi 26:4, ad esempio, Dio dice ad Isacco: «... tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie.»

«... tutte le famiglie della terra saranno benedette nella tua progenie» (Genesi 28:14), fu promesso da Dio verso il 1760 a.C. a Giacobbe, che ricevette in seguito il nome di Israele e gli fu confermato che il Messia sarebbe stato un suo discendente. Quindi verso il 1760 a.C. era già stato rivelato chiaramente che il Messia sarebbe stato un Ebreo. Ma da quale delle 12 tribù di Israele doveva provenire?

Il Messia viene dalla tribù di Giuda

Verso il 1690 a.C, il patriarca Giacobbe annunciò ai suoi dodici figli quello che in avvenire sarebbe avvenuto ai loro discendenti.

A suo figlio Giuda disse: «Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Colui che darà il riposo (in ebraico Schilo), e al quale ubbidiranno i popoli.» (Genesi 49:10)

Il Messia sarà un discendente di Giuda e non di Beniamino, Giuseppe, Neftali, Ascer, Gad, Issacar, Zabulon, Levi, Simeone o Ruben. 1. Cronache 5:2 (circa 530 a.C.) dice la medesima cosa ma con altre parole: «Giuda ebbe, è vero, la prevalenza tra i suoi fratelli, e da lui e disceso il principe.»

(La parola principe [in ebraico «Nagid»] è la stessa usata in Daniele 9:25.)

Ma da quale famiglia di Giuda deve provenire il Messia?

Il Messia discende dalla famiglia di Isai

Nel capitolo 11:1 il profeta Isaia risponde alla suddetta domanda: «Poi un ramo uscirà dal tronco d'Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici.»

(Nel Targum Jonathan Ben Uzziel14 questo passo viene inteso come messianico, giacché è stato inserito il titolo «Messia» come delucidazione!)

Con ciò viene asserito che il Messia proverrà dalla famiglia di Isai il Betlemita. Però Isai aveva otto figli (vedasi 1. Samuele 16). Chi di loro sarebbe stato l'avo del Messia?

Il Messia è un discendente di Davide

In diversi punti dell'AT viene detto che il Messia dovrà essere un figlio di Davide, il figlio di Isai. Verso il 600 a.C, Geremia annunciò in 23:5 (vedasi 33:15): «Ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno, quand'io farò sorgere a Davide un germoglio giusto, il quale ... farà ragione e giustizia nel paese.»

Nel Salmo 132:11 è scritto: «L'Eterno ha fatto a Davide questo giuramento di verità», e non lo revocherà: «Io metterò sul tuo trono un frutto delle tue viscere.»

Iddio si era impegnato verso Davide giurando (vedasi anche il Salmo 89:35-36) che il Messia sarebbe stato un diretto discendente del re.

La conferma della tavola genealogica di Maria

Tutte le suddette persone si trovano nella tavola genealogica di Maria, madre di Gesù. Con ciò viene confermato che anche queste profezie hanno trovato adempimento nel Gesù della storia.

Nel popolo ebraico, la sua ascendenza fu resa nota pubblicamente, perciò veniva chiamato «Figlio di Davide» (vedasi Luca 18:38-39, Matteo 21:9,15; 9:27; anche 15:22). Se tutto ciò non avesse avuto riscontro nella realtà, i capi del giudaismo d'allora avrebbero potuto farvi ricorso come argomento da opporre alla pretesa messianica di Gesù. Però, un fatto tanto facilmente verificabile non poteva essere negato o contestato.

Lo storico Luca

Poiché la tavola genealogica di Gesù è stata tramandata da Luca, bisogna anche dire che l'archeologia ha confermato Luca quale storico fidato, esatto e preciso. Il famoso archeologo William Ramsay ha scritto che la rappresentazione della storia fatta da Luca è insuperabile per la sua fidatezza. Una ricapitolazione del suo giudizio su Luca, maturato dopo lunghi lavori d'investigazione, è riportata nel libro «The Bearing of Recent Discovery», pag. 222.

2. Il luogo natale del Messia

Profezia del veggente Michea
Nell'8° secolo a.C, Michea il Morashtita operò come profeta (vedasi Michea 1:1). Egli dovette render noto il luogo natale del Messia. Nel capitolo 5:1, Iddio dice: «Ma da te, o Bethleem Efrata, piccola per esser fra i migliai di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni.»

In Palestina vi erano due città col nome di Betleem: una in Galilea (vedasi Giosuè 19:15-16) e una in Giudea. Per distinguerla, quest'ultima era detta Betleem Efrata.

Il Messia doveva nascere in questo villaggio, posto a un po' più di 10 chilometri a sud di Gerusalemme e che al tempo di Gesù deve avere avuto meno di 1000 abitanti. Il profeta Michea lo dice chiaramente e con sicurezza molti secoli prima dell'adempimento.

Conferma del NT

Nel NT viene confermato che Gesù nacque in Betleem Efrata. Matteo 2:1 scrive: «Or essendo Gesù nato in Betleem di Giuda, ai dì del re Erode...»
Il medico Luca conferma questo fatto pure nel 2° capitolo del suo Evangelo. Si pensi, in tal nesso, a quanto è stato scritto nel capitolo «Lo storico Luca»!
Michea 5:1 è sempre stato ben compreso

Allorché Erode il Grande apprese che era nato un nuovo re, riunì tutti i capi sacerdoti e gli scribi per sapere quale fosse il paese natale del Messia. Essi gli risposero: «In Betleem di Giuda, poiché così è scritto per mezzo del profeta.» (Matteo 2:5)

Non solo per i dotti era chiaro questo punto, ma pure per la gente del popolo, che secondo Giovanni 7:41-42 diceva: «Ma è forse dalla Galilea che viene il Cristo (il Messia)? La Scrittura non ha ella detto che il Cristo viene dalla progenie di Davide e da Betleem, il villaggio dove stava Davide?»

Un'ulteriore prova che Michea 5:1 veniva ben inteso è fornita dalla traduzione dei Settanta in cui questo verso fu riprodotto tanto bene che se ne può concludere che il traduttore comprese assai esattamente quello che volgeva in greco.

Michea 5 nel Targum Jonathan

Il Targum Jonathan Ben Uzziel relativo ai profeti14 mostra anche assai chiaramente l'interpretazione messianica che si dava a questo passo nel giudaismo. Per chiarezza, il titolo «Messia» vi è immesso direttamente nel testo.

3. Gesù il Nazareno
Nel NT Gesù vien detto 18 volte «Nazareno». Questo nome deriva dall'ebraico «Nezer», che significa «Ramo», «Germoglio», «Virgulto».

Fra la gente contemporanea, negli anni 29-32 d.C., Gesù era generalmente noto col nome di «Gesù il Nazareno».è interessante notare che così lo chiamavano pure i suoi maggiori nemici (vedasi Giovanni 18:5-7). Così fu adempiuto quello che i profeti avevano annunciato, che egli sarebbe stato chiamato «Germoglio», «Rampollo», «Virgulto».

Le affermazioni dei profeti Zaccaria, Geremia e Isaia

Il profeta Zaccaria annunciò verso il 520 a.C. quanto segue, circa il Messia: «Così parla l'Eterno degli eserciti: Ecco un uomo, che ha nome il Germoglio.» (6:12)

«Ecco, io faccio venire il mio servo, il Germoglio.» (3:8) (Questi due passi di Zaccaria sono indicati come messianici nel Targum Jonathan.14

Geremia annunciò lo stesso quasi 80 anni prima di Zaccaria: «Ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno, quand'io farò sorgere a Davide un germoglio giusto, il quale ... farà ragione e giustizia nel paese.» (23:5)

Anche il profeta Isaia nominò il Messia in questo modo: «In quel giorno, il germoglio dell'Eterno sarà lo splendore e la gloria.» (4:2)

Un gioco di parole ebraiche

Sebbene nei passi predetti venga usata in ebreo la parola «Zamach» («Germoglio», «Ramo», «Virgulto»,) ogni Ebreo che conosceva la Scrittura, sentendo parlare di Gesù «il Nazareno», non poteva fare a meno di collegare il nome «Nazareno» con la parola «Zamach» dei passi predetti. I significati dei nomi hanno nella Bibbia una grande importanza!

Nell'AT ci sono pure altri accenni al «Nazareno». In Isaia 11:1 si legge, per esempio: «Poi un ramo uscirà dal tronco d'Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici.» La parola usata testo originario per «Rampollo» è «Nezer»!

Una questione giustificata:
Però ora bisogna chiedersi a ragione perché Gesù non fu mai chiamato il Betlemita, ma solo «Gesù il Nazareno» sebbene egli fosse nato a Betleem.

I seguenti accenni devono chiarire come stanno le cose. Allorché il terribile e crudele re Erode detto il Grande ordinò la strage degli innocenti (vedasi Matteo 2), Giuseppe e Maria fuggirono col bambino in Egitto. Dopo la morte di Erode, ritornarono e volevano ristabilirsi a Betleem. Ma allorché Giuseppe apprese che Archelao, il più crudele dei figli di Erode il Grande,17 era a capo della Giudea (veramente questo regno sarebbe spettato a Erode Antipa, fratello di Archelao, ma in un impeto d'ira Erode il Grande, poco prima della sua morte, aveva cambiato il testamento e posto Archelao in luogo di Erode Antipa,18 s'intimorì e non vi andò più.

Perciò Giuseppe e Maria si recarono col bambino Gesù nella regione di Galilea e si stabilirono a Nazaret. Lì Gesù visse per circa 28 anni. Per tal motivo, fu detto «Gesù il Nazareno».

è sorprendente vedere come la situazione politica abbia svolto una parte importantissima nell'adempimento di questa predizione messianica.

Anche oggi, e spesso proprio dai suoi critici, Gesù viene detto «il Nazareno» o «Gesù di Nazaret», cosicché la profezia che il Messia sarebbe stato chiamato «il Nazareno» viene ancora confermata proprio dai suoi nemici.

4. Dall'Egitto:
Sembra cosa alquanto paradossale quando si constata che nell'8° secolo a.C. Iddio fece preannunciare dal profeta Osea che il Messia sarebbe venuto dall'Egitto. In Osea 11:1 si legge: «E fin dall'Egitto, chiamai il mio figliuolo.» In Matteo 2 si può leggere l'adempimento di questa profezia.

Maria e Giuseppe che erano fuggiti in Egitto in seguito all'ordine emesso da Erode di uccidere i piccoli bambini di Betleem, ritornarono di nuovo nel paese d'Israele dopo la morte di questo regnante. Quindi il Messia venne effettivamente dall'Egitto.

Ora appare tutto chiaro: i profeti si sono espressi tutti con molta precisione. Il Messia doveva venire al mondo in Betleem, doveva essere chiamato «Nazareno» ed esser richiamato in patria dall'Egitto!

Terzo capitolo
Presentazione pubblica del Messia (29-32 d.C.)

1. Il precursore

Il preannuncio dei profeti Malachia e Isaia

Nel terzo capitolo del profeta Malachia si ode la voce del Messia, quando dice: «Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me.» (3:1)

Poco prima che il Messia facesse la sua comparsa, doveva sorgere un profeta, il quale avrebbe preparato il popolo all'imminente arrivo del Messia.

Anche Isaia parla di tal precursore. Lo chiama «una voce di uno che grida nel deserto». Isaia 40:3 19: «La voce d'uno grida: Preparate nel deserto la via dell'Eterno.»

In Luca 3:4 si legge: «è scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: V'è una voce d'uno che grida nel deserto...»

Così Isaia fa sapere che questo precursore sarà nel deserto, particolare non detto dal profeta Malachia.

La funzione del precursore:
Questo precursore aveva il compito di preparare il popolo di Israele alla prossima venuta del Messia in modo che lo accogliesse con cuore ben disposto. Nel cuore di questo popolo non doveva esserci più nulla che potesse rivelarsi d'impedimento all'accoglienza del promesso Messia; anzi nel suo cuore dovevano esserci le «vie del Santuario», («le tue vie» secondo un'altra versione di questo Salmo 84:5). Perciò in Isaia 40:4-5 viene detto inoltre:

«Ogni valle sia colmata, ogni monte ed ogni colle siano abbassati; i luoghi erti siano livellati, i luoghi scabri diventino pianura. Allora la gloria dell'Eterno sarà rivelata, e ogni carne, ad un tempo, la vedrà.»

Il preannuncio di questo precursore trovò il suo perfetto adempimento in Giovanni Battista, il figlio di Zaccaria. La sua apparizione avvenne verso il 29 d.C. Luca scrive che egli si presentò nel 15. anno di regno dell'imperatore Tiberio (Luca 3:1).

Da 450 anni, nessun altro profeta

La comparsa di Giovanni Battista causò una sensazione perché quasi da 450 anni non era sorto in Israele nessun altro profeta (l'ultimo profeta dell'AT era stato Malachia). In una testimonianza storica del periodo intertestamentario durato 450 anni si trova un lamento sulla mancanza di profeti in Israele. In 1. Maccabei 9:27 si legge: «Ci fu grande tribolazione in Israele, come non si verificava da quando fra loro erano scomparsi i profeti.»

Il Talmud nella redazione babilonese riferisce che dopo gli ultimi profeti Aggeo, Zaccaria e Malachia, lo Spirito Santo si era ritirato da Israele.

Quanto sia stata grande la sensazione causata dalla comparsa di Giovanni Battista, lo si vede dal fatto che Gerusalemme, tutta la Giudea e l'intera regione costeggiante il Giordano vennero da lui (Matteo 3:5).

L'attività di Giovanni Battista:

Giovanni battezzava nel deserto e predicava il battesimo di penitenza per il perdono dei peccati. Servendosi di un linguaggio enormemente impressionante e sconvolgente, fece comprendere al popolo di Israele che il Messia sarebbe venuto entro breve tempo e che ognuno doveva convertirsi, cioè confessare i propri peccati al Dio vivente, risentirne pentimento ed esser pronto ad incontrare il Messia promesso. Se però non avessero accolto il Messia e non si fossero pentiti, non avrebbero potuto sfuggire all'ira ventura di Dio. Si vedano in proposito le varie relazioni degli evangeli sulla comparsa di Giovanni Battista nel deserto di Giudea (Matteo 3, Marco 1, Luca 3 e Giovanni 1).

Si presenta Gesù:

In Matteo 3:13 viene raccontato che pure Gesù venne per farsi battezzare da Giovanni, allorché questi predicava presso il Giordano. Ciò concorda con Isaia 40:5 dove si legge: «Allora la gloria dell'Eterno sarà rivelata, e ogni carne, ad un tempo, la vedrà; perché la bocca dell'Eterno l'ha detto.»

Gesù, il Messia, l'incarnato Jahwe dell'AT, cominciò la sua attività pubblica immediatamente dopo la comparsa in scena di Giovanni Battista. A questo proposito, Isaia parla dell'apparizione di nostro Signore Gesù come della «gloria dell'Eterno rivelata».è interessante in merito conoscere quanto asserisce un testimone oculare. Il discepolo Giovanni testimonia quanto segue del Signore Gesù: «Piena di grazia e di verità, noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come quella dell'Unigenito venuto da presso al Padre.» (Giovanni 1:14)

Giovanni Battista e Giuseppe Flavio:

Lo storico Giuseppe Flavio che visse nel 1° secolo d.C. conferma la storicità di Giovanni Battista: nella sua opera «Antiquitates Judaicae» (XVIII, 5.2).

2. L'attività pubblica del Messia:

Il luogo della comparsa:

Quando l'Ebreo dell'AT voleva sapere in quale regione o zona del paese il Messia avrebbe dato inizio al suo servizio pubblico, doveva leggere Isaia 8:23-9:1: «Ma le tenebre non dureranno sempre per la terra ch'è ora nell'angoscia. Come nei tempi passati Iddio coprì d'obbrobrio il paese di Zabulon e il paese di Neftali, così nei tempi avvenire coprirà di gloria la terra vicina al mare, di là dal Giordano, la Galilea dei Gentili. Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell'ombra della morte, la luce risplende.»

Osservazioni chiarificatrici dei passi precedenti L'espressione «gran luce» designa quella che emana il sole (vedasi Genesi 1:16). Qui tale espressione è usata per il Messia che in Malachia 4:2 vien detto «sole di giustizia» e in Giovanni 8:12 «luce del mondo». Egli doveva risplendere nell'oscurità spirituale di Israele come un sole sorgente. Da Isaia si ricava che gli abitanti di Zabulon e di Neftali presso il mar di Tiberiade, (detto pure lago di Gennesaret o mar di Galilea), avrebbero visto per primi questa luce e perciò ne sarebbero stati coperti di gloria. Dopo queste osservazioni su Isaia è chiaro che il Messia avrebbe cominciato il suo servizio pubblico nella regione della Galilea.

La conferma data dal NT

In Matteo 4:12-14,17 sta scritto: «Or Gesù avendo udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea. E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare (detto di Tiberiade o di Galilea) ai confini di Zabulon e di Neftali,... Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino.»

La stessa cosa viene confermata anche in Luca 23:5 (vedasi pure Matteo 4:18-25).

I miracoli del Messia

In parecchi passi dell'AT viene asserito con forza che alla comparsa del Messia vi sarebbero stati dei miracoli. In Isaia 35:4-6 si legge: «Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio verrà! Verrà egli stesso a salvarvi. Allora s'apriranno gli occhi dei ciechi, e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia.»

In Isaia 29:24 è profetizzato ancora un ulteriore miracolo: «I traviati di spirito impareranno la saviezza.»

Quindi tramite il Messia dovranno essere risanati paralitici, ciechi, sordi, muti e traviati di spirito.

L'adempimento delle profezie confermato dal NT

Nel NT viene confermato con tutta la chiarezza possibile che questi, e altri miracoli, sono stati operati dal Signore Gesù. Ad esempio, in Giovanni 9 viene guarito un cieco, in Marco 2:3-12 un paralitico, in Matteo 15:29-31 un muto e in Marco 7:31-37 un sordo. Per quel che concerne i traviati di spirito, non si può pensare al lunatico di Matteo 4:24 che pure fu guarito?

L'adempimento confermato da Giuseppe Flavio

L'adempimento di queste profezie non viene confermato soltanto dagli scritti del NT, ma anche da altre fonti storiche. Lo storico ebraico Giuseppe Flavio scrive, di nuovo nella sua opera «Antiquitates Judaicae» pubblicata nell'anno 93 d.C, il seguente interessante riferimento al Signore Gesù: «In tal tempo, (cioè al tempo di Pilato, 26-36 d.C), apparve Gesù, un uomo sapiente, taumaturgo che compì molte opere miracolose e fu un maestro per gli uomini che accettavano volentieri la verità.»20

L'autenticità della citazione di Flavio

Siamo qui in possesso di una conferma davvero straordinaria che il Signore Gesù ha operato miracoli, apportata da un Ebreo vissuto nel 1° secolo, e che non era nemmeno cristiano. Questo passo fu messo in dubbio da vari critici come «interpolazione cristiana posteriore». Per esser precisi, dal punto di vista della critica dei testi (cioè dall'esame dei vecchi manoscritti tramandatici), non appare giustificato neanche il minimo dubbio in merito a una simile falsificazione.

Vi è da aggiungere l'interessante constatazione che Eusebio (263-339) ha conosciuto questo passo, perché lo riporta due volte nei suoi scritti. Una volta nella «Storia della chiesa» I,12 e una volta nella «Demonstratio Evangelica» III,5.

Vi è pure da notare che, fra gli altri, il Dott. H. St. John Thackeray, uno dei più importanti studiosi inglesi delle questioni concernenti Giuseppe Flavio, ha di recente constatato che questo passo mostra determinate peculiarità linguistiche che sono caratteristiche di Giuseppe Flavio!

I miracoli vengono confermati dal Talmud

Nel Talmud babilonese (Trattato Sanhedrin 43a) viene ammesso, che in Israele sono effettivamente successi dei miracoli, operati dal Signore Gesù. Tuttavia se ne parla in modo blasfemo qualificandoli di operazioni magiche (vedasi Matteo 12:24).

La testimonianza di Giustino Martire

Un'ulteriore conferma dei miracoli del Signore Gesù si trova in Giustino Martire (morto verso il 165 d.C). Nel suo «Dialogus cum Tryphoni Judeo», capitolo 69, Giustino viene a parlare dei rimproveri mossi dagli Ebrei al Signore Gesù. Egli vi menziona che si chiama il Signore Gesù mago («Magos») e anche traviatore del popolo («Laoplanos»).

La testimonianza di Origene

Un ulteriore documento quasi dello stesso tenore si trova presso Origene (185-254 d.C.), che ne parla nel suo scritto «Contra Celsum» 1,28. Origene vi si riferisce a uno scritto anticristiano compilato da un certo Celso verso il 178 d.C.

Salmo 72

Anche nel Salmo 72:12-13, come del resto pure in molti altri passi dell'AT, si parla dell'attività pubblica del Messia. Vi è scritto:

«Poiché egli libererà il bisognoso che grida, e il misero che non ha chi l'aiuti. Egli avrà compassione dell'infelice e del bisognoso, e salverà l'anima dei poveri.»

Il bisognoso che grida

In Luca 18:35-43 è scritto: «Or avvenne che com'egli si avvicinava a Gerico, un certo cieco sedeva presso la strada, mendicando; e, udendo la folla che passava, domandò che cosa fosse. E gli fecero sapere che passava Gesù il Nazareno. Allora egli gridò: Gesù figliuol di Davide, abbi pietà di me! E quelli che precedevano, lo sgridavano perché tacesse; ma lui gridava più forte: Figliuolo di Davide, abbi pietà di me! E Gesù, fermatosi, comandò che gli fosse menato; e quando gli fu vicino, gli domandò: Che vuoi tu ch'io ti faccia? Ed egli disse: Signore, ch'io ricuperi la vista. E Gesù gli disse: Ricupera la vista; la tua fede t'ha salvato. E in quell'istante ricuperò la vista, e lo seguiva glorificando Iddio; e tutto il popolo, veduto ciò, diede lode a Dio.»

Il misero che non ha chi l'aiuti: L'invocazione del «misero che non ha chi l'aiuti» si trova, ad es., in Giovanni 5, dove si parla di un uomo che era malato già da 38 anni e pur dovette dire di non avere nessuno che lo assistesse. Anch'egli venne risanato da Gesù.

Compassione dell'infelice e del bisognoso:

Luca 13:10 e seguenti dice della compassione del Messia per un essere infelice o debole, come può pure essere tradotta la parola ebraica del Salmo 72. La compassione per un povero o per un mendicante viene, ad es., pure descritta in Giovanni 9 (vedasi verso 8).

Il profeta

Dopo aver ora scritto di alcune delle opere del Messia, vogliamo occuparci brevemente delle parole pronunciate dal Messia. In Deuteronomio 18, Mosè annunciò il Messia come profeta. Tal passo fu sempre ben compreso come profezia messianica, il che fra l'altro risulta dai ritrovamenti di Qumran, in cui si parla di questo Messia venturo. Ecco il testo di Deuteronomio 18:15,17-19: «L'Eterno, il tuo Dio, ti susciterà un profeta come me, in mezzo a te, d'infra i tuoi fratelli; a quello darete ascolto... E l'Eterno mi disse: Quello che han detto, sta bene; io susciterò loro un profeta come te, di mezzo ai loro fratelli, e porrò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò. E avverrà che se qualcuno non darà ascolto alle mie parole ch'egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto.»

L'adempimento

Gesù ha dimostrato di essere anche profeta, facendo predizioni sul futuro, il cui adempimento può essere facilmente dimostrato. 21

Per l'esattezza, la parola ebraica usata per «profeta» non indica solo un preannunciatore di cose future, ma anche, in genere, chi annuncia la volontà di Dio. Questo è importante, perché dal Salmo 40:10 risulta che il Messia annuncierà in Israele (la grande assemblea) fedeltà, salvezza, benignità, verità e giustizia di Dio.

L'adempimento di tutto ciò si trova negli Evangeli (vedasi ad es., il Sermone sul monte; Matteo 5). Adesso però si pone la questione di sapere come il popolo di Israele reagirebbe nei confronti del suo Messia.

3. La reazione del popolo di Israele verso il suo Messia

Uno dei maggiori paradossi

Il Messia promesso e tanto desiderato doveva essere respinto e odiato dal suo popolo! Così predissero i profeti, e così si adempì effettivamente col Signore Gesù. In Isaia 49:7 si parla del Messia come di «colui ch'è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione».2" Nel Salmo 69:4 si ode il Messia lamentarsi dell'odio che gli venne opposto da parte del popolo: «Quelli che m'odiano senza cagione sono più numerosi dei capelli del mio capo; sono potenti quelli che mi vorrebbero distrutto e che a torto mi sono nemici.»

Nel Salmo 109:3-4 dice: «M'hanno assediato con parole d'odio, e m'hanno fatto guerra senza cagione. Invece dell'amore che porto loro, mi sono avversari, ed io non faccio che pregare.»

I capi del popolo ebraico disprezzano il Messia

Nel libro del profeta Isaia è menzionato il disprezzo del Messia da parte dei capi della nazione ebraica. In Isaia 53:2-3 sta scritto:

«Non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.»

L'espressione «Ishim» usata dall'ebraico, tradotta qui con uomini, intende, fra l'altro, persone potenti e d'elevata condizione!22

Al Messia vengono tesi tranelli

Il Messia dice nel Salmo 35:7: «Poiché, senza cagione, m'hanno teso di nascosto la loro rete, senza cagione hanno scavato una fossa per togliermi la vita.»

Varie volte vien rapportato nel NT che al Messia furono tesi tranelli da parte di guide spirituali del giudaismo e che lo si voleva cogliere in fallo con domande tendenziose (vedasi Luca 11:53-54; 14:1-5; Marco 12:13-17; vedasi anche Luca 6:7).

Intenzioni omicide contro il Messia

Nel Salmo 31:13 il Messia si lagna ancora per qualcosa di peggio: «Perché odo il diffamare di molti, spavento m'è d'ogni intorno, mentr'essi si consigliano a mio danno, e macchinano di togliermi la vita.»

Marco 3 illustra l'adempimento: «E i Farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli Erodiani contro di lui, con lo scopo di farlo morire.» (3:6)

Giovanni 11:53 conferma parimenti l'adempimento del Salmo 31:13.

Respinto, il 15 Nisan del 32 d.C.

Il Messia doveva essere respinto completamente sia dal popolo minuto che dai suoi capi. Come si manifestò in modo impressionante il rifiuto totale in quel 15 Nisan del 32 d.C, allorché Gesù fu di fronte a Pilato!

«E Pilato, chiamati assieme i capi sacerdoti e i magistrati e il popolo, disse loro: Voi mi avete fatto comparir dinanzi questo uomo come sovvertitore del popolo; ed ecco, dopo averlo in presenza vostra esaminato, non ho trovato in lui alcuna delle colpe di cui l'accusate; e neppure Erode, poiché egli l'ha rimandato a noi, ed ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò. Ma essi gridarono tutti insieme: Fa' morir costui, e liberaci Barabba! (Barabba era stato messo in prigione a motivo di una sedizione avvenuta in città e di un omicidio.) E Pilato da capo parlò loro, desiderando

liberar Gesù; ma essi gridavano: Crocifiggilo, crocifiggilo! E per la terza volta egli disse loro: Ma che male ha egli fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò. Ma essi insistevano con gran grida, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida finirono per avere il sopravvento. E Pilato sentenziò che fosse fatto quello che domandavano.» (Luca 23:13-24)

4. Giuda Iscariota

Nel precedente capitolo abbiamo scritto dell'inimicizia e dell'odio del popolo d'Israele contro il Messia. Però nell'AT si parla in vari punti specialmente di un determinato uomo del popolo d'Israele che odierà il Messia in un modo tutto particolare. Questa persona preannunciata ha trovato il suo adempimento completo in Giuda Iscariota. Si tratta dei passi di Salmi quali il 41, il 55, il 69, il 109 e Zaccaria 11.

Salmo 41

Nel Salmo 41:9 il Messia parla per bocca di Davide: «Perfino l'uomo col quale vivevo in pace (cioè il mio amico) nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro di me.»

L'amico e il confidente

Quest'uomo doveva dunque essere un amico del Messia. Giuda Iscariota lo fu effettivamente durante tre anni circa, allorché era discepolo del Signore Gesù (vedasi i racconti degli evangeli e Matteo 26:50, dove viene detto «amico»). Di quest'uomo viene pure affermato che il Messia aveva fiducia in lui. Non ha forse quanto detto trovato il suo adempimento nel fatto che il Signore Gesù affidò la tenuta della borsa comune a Giuda? (Giovanni 12:6; 13:29).

Il pane del Messia

Il Salmo 41:9 è ricco di dettagli. Questo nemico doveva mangiare il pane (ebraico: «Lechem») del Messia. Perciò questo traditore doveva ricevere dal Messia un boccone di pane, e mangiarlo, prima di «alzare il calcagno» contro l'Unto.

L'adempimento si trova in Giovanni 13:21-30 dove viene descritta l'ultima Pasqua del Signore Gesù con i suoi discepoli:

«Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito, e così apertamente si espresse: In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà. I discepoli si guardavano l'un l'altro, stando in dubbio di chi parlasse. Or, a tavola, inclinato sul seno di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava, Simon Pietro quindi gli fece cenno e gli disse: Di', chi è quello del quale parla? Ed egli, chinatosi così sul petto di Gesù, gli domandò: Signore, chi è? Gesù rispose:è quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto. E intinto un boccone, lo prese e lo diede a Giuda figlio di Simone Iscariota. E allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: Quel che fai, fallo presto. Ma nessuno dei commensali intese perché gli avesse detto così. Difatti alcuni pensavano, siccome Giuda tenea la borsa, che Gesù gli avesse detto: Compra quel che ci abbisogna per la festa; ovvero che desse qualcosa ai poveri. Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.»

Salmo 55

Nel Salmo 55:12-14, il Messia dice: «Poiché non è stato un nemico che mi ha fatto vituperio; altrimenti, l'avrei comportato; non è stato uno che mi odiasse a levarmisi contro; altrimenti, mi sarei nascosto da lui; ma sei stato tu, l'uomo che io stimavo come mio pari, il mio compagno e il mio intimo amico. Insieme avevamo dolci colloqui, insieme ce n'andavamo fra la folla alla casa di Dio.»

I rapporti fidati

Anche in questo passo, il traditore viene chiamato «amico» dal Messia. Viene pure ripetuto ancora una volta che il Messia aveva fiducia in lui. Quasi per tre anni, Giuda Iscariota era stato l'accompagnatore fidato del Signore Gesù, insieme con gli altri discepoli, e adempì così il Salmo 55:14 in modo assai preciso:

Andare alla casa di Dio

Dai racconti evangelici risulta che Giuda Iscariota andava spesso nel tempio con Gesù e gli altri discepoli. Proprio in tali occasioni, conveniva spesso nel tempio una gran folla, per ascoltare i discorsi del Signore Gesù (vedasi in merito, ad es., Luca 19:47-21:38, specialmente Luca 19:47-48 in collegamento con 20,45)! Così si adempì letteralmente anche l'«insieme ce n'andavamo tra la folla alla casa di Dio»!

Il vituperio

Dal Salmo 55:12-14 risulta inoltre che questo tradit"You are all lost!"Luke19.27♰ CSPBCSSMLNDSMDVRSNSMVSMQLIVBrà vituperio al Messia. Non si è qui costretti a pensare subito al bacio di Giuda? Non fu un terribile vituperio allorché Giuda Iscariota consegnò il Signore Gesù denunciandolo con un bacio (vedasi Matteo 26:47-50)?

è vero che spesso si parla del bacio di Giuda, ma chi ha già sentito parlare di un saluto di Giuda? In Matteo 26:49 si legge che Giuda Iscariota salutò Gesù con queste parole: «Chaire, Rabbi!», allorché lo tradì con un bacio.

Di solito questo saluto viene tradotto semplicemente «Ti saluto, Maestro». Ma se si vuole tradurre letteralmente dal greco questa formula di saluto, essa significa «Rallegrati, Maestro!». Che saluto blasfemo e perfido, considerando l'imminente morte terribile e crudele del Signore Gesù crocifisso!

I trenta sicli d'argento

In Zaccaria 11 (circa 520 a.C.) si parla dei trenta sicli d'argento per i quali Giuda Iscariota tradì il Signore Gesù. Nel verso 12, il Messia dice: «Ed essi mi pesarono il mio salario; trenta sicli d'argento.»

In Matteo 26:14-16 se ne trova l'adempimento esatto: «Allora uno dei dodici, detto Giuda Iscariot, andò dai capi e disse loro: «Che mi volete dare, e io ve lo consegnerò? Ed essi gli contarono trenta sicli d'argento. E da quell'ora cercava il momento opportuno di tradirlo.»

La morte del traditore: il suo ufficio

In seguito al suo tradimento, Giuda Iscariota si suicidò (Matteo 27:5). La sua fine fu predetta nel Salmo 109:8-9: «Siano i suoi giorni pochi: un altro prenda il suo ufficio. Siano i suoi figliuoli orfani e la sua moglie vedova».

Quale ufficio occupava Giuda Iscariota, che doveva ora passare ad un altro? Luca 6:13-16 ci dice che Giuda aveva ricevuto dal Signore Gesù l'ufficio di apostolo. Dopo la morte di Giuda Iscariota, questo ufficio passò a un certo Mattia (vedasi Atti degli Apostoli 1:21-26).

Osservazioni conclusive

A mo' di conclusione deve essere detto chiaramente che Giuda Iscariota non era predestinato a tale atto. Dio, Colui che è in eterno (Jahwe!), che non è sottoposto ai mutamenti di passato, presente e futuro, come esponemmo già nell'Introduzione, ha saputo prima, che Giuda Iscariota avrebbe consegnato ai nemici il Messia di propria volontà, e perciò potè far conoscere ai profeti, con molti secoli d'anticipo, le azioni e le intenzioni di questo uomo.

 

Quarto capitolo

La condanna, l'esecuzione e la risurrezione del Messia

1. La condanna

Nel precedente capitolo fu trattato il paradosso del rifiuto del Messia promesso, da parte del popolo d'Israele. Nel presente, saranno trattate alcune profezie, che hanno esposto il punto culminante del rigetto, cioè la condanna e la crocifissione del Messia. Nel Salmo 69:4 si sente la voce del Messia, nel suo lamento: «Quelli che m'odiano senza cagione sono più numerosi dei capelli del mio capo; sono potenti quelli che mi vorrebbero distrutto e che a torto mi sono nemici.»

Fu già citato il lamento del Messia nel Salmo 31:13: «Perché odo il diffamare di molti, spavento m'è d'ogni intorno, mentre essi si consigliano a mio danno e macchinano di togliermi la vita.» (vedasi Marco 3:6 e Giovanni 11:53)

Colpito di condanna

Questo odio e questo rifiuto fecero sì che il Messia promesso nell'AT venisse condannato a morte. Nel noto capitolo 53 del profeta Isaia viene descritto col verbo al perfetto profetico come il Messia doveva essere condotto per esser condannato: «Maltrattato, umiliò sé stesso, e non aperse la bocca. Come l'agnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca.» (Isaia 53:7)

Non vien forse detto questo, con chiarezza ed evidenza, negli Evangeli? Egli si lasciò portar via senza opporre alcuna resistenza, anzi volontariamente.

Testimoni ingiusti

Nel Salmo 35:11,12 si sente il Messia che dice: «Iniqui testimoni si levano... Mi rendono male per bene...»

Nel Salmo 38:14 viene espressa la medesima realtà: «Son come un uomo che non ascolta, e nella cui bocca non è replica di sorta.»

Il perfetto adempimento di questa parola profetica si trova in Matteo 26:59-62: «Or i capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù per farlo morire; e non ne trovavano alcuna, benché si fossero fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente, se ne fecero avanti due che dissero: Costui ha detto: Io posso disfare il tempio di Dio e riedificarlo in tre giorni. E il sommo sacerdote, levatosi in piedi, gli disse: Non rispondi tu nulla? Che testimoniano costoro contro a te? Ma Gesù taceva.»

In questo passo, appare in tutta la sua evidenza, l'odio risentito contro il Messia. Doveva essere assassinato a tutti i costi, sebbene egli avesse fatto loro soltanto del bene e non lo si potesse accusare d'alcun misfatto.